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Storia del C3, nato a Como e affondato a Capri





 








Dal "Corriere di Como online":
Argegno. Nei pressi del molo troviamo un monumento in bronzo dedicato all'ingegnere Pietro Vassena; la targa posta nel busto ricorda che il 12 marzo 1948, Pietro Vassena a bordo del batiscafo da lui ideato, conquistò il primato mondiale di immersione, toccando i 412 metri di profondità, a 500 metri sotto la Punta della Cavagnola ed a 400 metri dalla sua riva.

Il Sacrario degli sport nautici, sulla strada che da Como porta a Brunate, conserva parecchi documenti sulla nascita del "C3" il batiscafo di Pietro Vassena.

Un articolo di Enzo Cilento, su "Vivere il mare", ricorda la figura di Pietro Vassena a 35 anni dalla morte,

Nantas Salvalaggio cita l'episodio del batiscafo nel suo libro "Fuga da Venezia", Rizzoli, 1986.
Nel 1948 aveva scritto una serie di articoli sulla vicenda, comparsi su diversi giornali italiani. Questi alcuni dei titoli:
- IL MISTERO DEL BATISCAFO SVELATO DA SALVALAGGIO IO ERO NEL C 3 (Marcoaurelio)
- IL C 3 SI E' INABISSATO DAVANTI ALLA GROTTA AZZURRA (Il Tempo)
- LA GENEROSA IMPRESA DEL C 3 E' FALLITA PER UNA LEGGEREZZA. VASSENA HA PIANTO DISPERATO VEDENDO AFFONDARE IL BATISCAFO (Il Giornale di Trieste)

 



Da sinistra a destra: Federico Garolla, il comandante del rimorchiatore su cui si
trovavano i giornalisti, il Professor Parenzan biologo marino,
un collaboratore dell'Europeo, il meccanico del batiscafo.


"Alla fine degli anni Quaranta ero già passato dal giornalismo alla fotografia, ma la prima volta che mi accorsi che le mie foto avevano un valore fu quando mi trovavo a Capri per documentare la nascita del batiscafo C3, che era in concorrenza al batiscafo di Jacques Piccard. Il C3 era stato costruito da un personaggio che veniva dalla provincia di Como, un certo Vassena e, per fare degli esperimenti venne nel golfo di Napoli, richiamando l'attenzione dei giornali. Il Tempo, diretto da Renato Angiolillo, mandò come inviato speciale Nantas Salvalaggio, all'epoca giovanissimo. Lui avrebbe dovuto scendere all'interno del batiscafo ma, appena lo vide, si convinse che sarebbe morto. Quella sera ci invitò tutti a cena, mangiandosi tutta la diaria, e il giorno dopo non aveva nemmeno i soldi per pagarsi una stanza, così lo ospitai a casa mia. Ricordo che era talmente agitato che passò la notte facendosi una doccia ogni mezz'ora.
Il giorno dopo ci trovammo tutti ad assistere all'immersione; alcuni dei giornalisti sarebbero scesi a turno, con il permesso di Tempo che aveva acquistato l'esclusiva. Salvalaggio scese per primo all'interno del batiscafo e andò tutto bene. Comunicava con un radiotelefono, raccontando quello che vedeva altri giornalisti rimasti sul rimorchiatore. "Che cosa vedi?" gli domandò Roberto Minervini, del Mattino di Napoli. "Vedo le alghe che si rizzano." "Beate le alghe!" esclamò Minervini, suscitando un coro di risate che aiutò tutti ad alleviare la tensione.
Senonché due giorni dopo, portando il batiscafo al largo, lasciarono il boccaporto aperto. Così la cabina si riempì d'acqua e il batiscafo affondò. Fortunatamente non c'era nessuno a bordo, ma tra i giornalisti che erano sul rimorchiatore si diffuse una grande agitazione. Fu così che scattai quelle foto, che poi comparvero su tutti i giornali. Non ricordo nemmeno se le feci d'impulso o se ricevetti un calcio da qualcuno che mi disse: "Scatta!".
Sviluppai il rullino direttamente sul rimorchiatore e a bordo c'erano tutti i giornalisti delle maggiori testate, che cominciarono a contendersi il mio negativo. Uno mi diceva: "Ti dò trentamila lire se mi dai quella foto", "ventimila per quell'altra". Io facevo i conti, frastornato, e fu così che mi resi conto che quel rotolino, che mi era costato duecento lire, poteva raggiungere un valore di centomila lire. Era una cosa che per me non aveva senso. Fu allora che mi resi conto di avere in mano qualcosa."