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Storia del C3, nato a Como e affondato a Capri

a cura di Elena Rossi















I misteri di Trieste:
i batiscafi Trieste I e Trieste II

 

Victor De Sanctis - fotografia subacquea
Nel 1952 progettò il sistema d'illuminazione subacquea del batiscafo TRIESTE del Prof. Auguste Piccard e per primo portò a bordo una cinepresa Cameflex e un registratore Nagra ad oltre 1.000 metri nelle acque di Ischia; nel 1953 fu il 6° uomo al mondo a scendere a tale profondità.

 

La storia delle esplorazioni dei fondali marini è piuttosto recente. Se il francese Pierre-Simone Laplace era riuscito già ai primi dell'800 a misurare con buona approssimazione la profondità media dell'Atlantico, avvalendosi di calcoli matematici basati sulle escursioni di marea sulle coste del Brasile e dell'Africa, bisognerà attendere il 1872 perché la prima spedizione inglese, denominata Challenger, porti in superficie dei campioni di organismi viventi pescati negli abissi marini. Gli strumenti usati a quell'epoca erano degli scandagli meccanici, precursori dei più raffinati carotatori ed ecoscandagli che si usano per misurare le profondità marine. Oggi sappiamo che, nel punto di più profondo del globo, la Fossa delle Marianne, la profondità è di 10.916 metri. Se pensiamo che i primi sommozzatori potevano scendere fino a una decina di metri sott'acqua (oggi il record sportivo di immersioni è di 40-50 metri e solo con apposite attrezzature e miscele è possibile scendere oltre i 150 metri), è chiaro che c'era bisogno di un altro strumento che consentisse la sopravvivenza a profondità più elevate.

Una prima idea era venuta all'astronomo inglese Edmund Halley (quello della cometa, ed è singolare che anche Laplace fosse un astronomo oltre che un matematico), che aveva realizzato una campana subacquea in legno, ma il primo a calarsi a grande profondità all'interno di un mezzo sommergibile fu l'americano Beebe, che insieme a Barton, collaudò nel 1930 la batisfera da loro ideata, raggiungendo quasi i 1000 metri.
Negli anni intorno alla Seconda guerra mondiale, lo svizzero Auguste Piccard, interessato anche lui sia alla stratosfera che alle profondità marine, progettò il primo bastiscafo che non fosse legato a un cavo ancorato a una nave. Piccard lo battezzò FN RS-2 e lo provò nel 1948 al largo di Capo Verde, raggiungendo una profondità di 1.500 metri, senza equipaggio a bordo.

Nal 1958 la Marina militare americana acquistò il batiscafo Trieste I,
ora esposto al Museo Navale di Washington

Sfortunamente il mezzo si danneggiò nell'impresa e Piccard dovette attendere alcuni anni per riprendere gli esperimenti.
Fu con l'aiuto del figlio Jacques che riuscì a costruire un nuovo batiscafo, il Trieste, varato nel 1953 con il quale, nel 1960, stabilì il record di immersione alla Fossa delle Marianne.



Capri, 1953. Il fotografo Victor De Santis intervista Auguste Piccard accompagnato dal figlio Jacques

In quei primi anni di sperimentazioni, anche l'Italia aveva raccolto la sfida lanciata da Piccard e, nel 1948, un inventore di Como, Pietro Vassena, ideò e costruì il batiscafo C3, che dopo aver conquistato un record mondiale nelle acque del lago di Como, venne collaudato al largo di Capri, dove, qualche anno più tardi, il Trieste I di Piccard farà una serie di immersioni finanziate dalla Marina americana.

Questa è una storia che abbiamo raccolto da uno dei giornalisti che furono testimoni di quell'evento, Federico Garolla. Un testimone importante, perché a bordo del rimorchiatore che seguiva il batiscafo era l'unico ad avere con sé una macchina fotografica…

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