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Diciotto
anni di oscurità e disperazione, così si traduce Tazmamart,
bagno penale tristemente famoso in Marocco, luogo di pazzia e morte
per i 58 militari che vi furono rinchiusi all'indomani del tentato
golpe di Skhrirat contro il re Hassan II nel luglio 1971.
I responsabili
organizzatori del tentato colpo di stato furono fucilati, i militari
ai loro ordini imprigionati dentro a celle completamente buie di
tre metri per un metro e mezzo, alte al massimo un metro e sessanta
centrimetri, in modo di impedire la deambulazione, prive di giaciglio
e acqua corrente.
Ventotto
tra i sepolti vivi sopravvissero a questa esperienza di disumana
follia repressiva. A loro è dedicato il romanzo di Tahar
Ben Jelloun, famoso scrittore marocchino residente in Francia. Il
libro del buio, così è tradotto il titolo originario
Cette aveuglante absence de lumière [questa accecante
assenza di luce], si ispira alla testimonianza di un ex detenuto,
Salim voce narrante nel libro. E non a caso è lui a raccontare
le vicende, poiché ciascuno assume un ruolo all'interno di
Tazmamart, e il suo è proprio quello del cantastorie, di
colui che tramite l'affabulazione trasporta gli altri oltre le pareti
buie a forza di poesie e novelle.
Ogni
carcerato ha la sua funzione: Karim conta il tempo, Gharbi illustra
a memoria i versetti del Corano, Wakrine si specializza in scorpioni
e ne succhia il veleno quando gli altri detenuti vengono morsi nelle
loro celle. Persino Achar, il "cattivo" del gruppo, è
in un qualche modo necessario e insostituibile. Ognuno dei compagni
di Salim aderisce a un ruolo, con il quale si identifica in modo
univoco, per aggrapparsi a una funzione che gli dia realtà
in questo luogo dimenticato dall'esistenza ordinaria e dove l'esistenza
ordinaria precedente va rimossa anche dalla memoria per resistere.
Per sopravvivere Salim si spoglia infatti della sua vita passata,
rinunciando ai ricordi o fronteggiandoli come schegge della vita
di qualcun altro. Non solo è necessario rinunciare al proprio
passato, ma anche il pensiero del futuro è pericoloso e,
quando si impone come speranza, sembra sottrarre forza, scardinare
ogni strategia di resistenza.
E
in questo violento azzeramento delle potenzialità umane,
in questa regressione forzata verso l'animalità più
brutale, paradossalmente i confini tra materialità assoluta
e misticismo più puro si fanno labili, la prosa diventa trasparente
e si approssima alla poesia.
Lo scrittore Ben Jelloun, interrogato su quali strategie avrebbe
messo in atto per sopravvivere a una simile prigionia, risponde:
"J'aurais certainement raconté des histoires pour ne
pas mourir" [avrei certamente narrato storie per non morire].
Un
libro dunque dedicato a un'esperienza di dolore, ma anche all'imperativo
umano che induce a sopravvivere a ogni costo e alla letteratura
come resistenza dello spirito, all'arte del narrare e alla fantasia
come percorso verso la salvezza e la preservazione della vita.
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Un'intervista
a Ben Jelloun sul Libro
del buio.

Una
presentazione
dello scrittore Ben Jelloun e dei suoi libri più famosi.
Il
libro del buio di Ben Jelloun ha suscitato anche aspre polemiche.
Aziz
Binebine, sopravvissuto a Tazmamart accusa lo scrittore di
aver parlato troppo tardi, di aver taciuto nel momento in cui
sarebbe stato necessario che una voce si levasse contro la violenza
prepetrata nel carcere. (in francese)

Ahmed
Marzouki racconta, nel suo libro Tazmamart cellule 10,
la sua esperienza
di prigioniero. (in francese). E' possibile anche scaricare
i file audio che contengono le memorie di Tazmamart.
Serie
di articoli
dedicati al Marocco su Le Monde Diplomatique . (in francese)
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