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Al buio

di Cristina Meneguzzo     















Diciotto anni di oscurità e disperazione, così si traduce Tazmamart, bagno penale tristemente famoso in Marocco, luogo di pazzia e morte per i 58 militari che vi furono rinchiusi all'indomani del tentato golpe di Skhrirat contro il re Hassan II nel luglio 1971.

I responsabili organizzatori del tentato colpo di stato furono fucilati, i militari ai loro ordini imprigionati dentro a celle completamente buie di tre metri per un metro e mezzo, alte al massimo un metro e sessanta centrimetri, in modo di impedire la deambulazione, prive di giaciglio e acqua corrente.

Ventotto tra i sepolti vivi sopravvissero a questa esperienza di disumana follia repressiva. A loro è dedicato il romanzo di Tahar Ben Jelloun, famoso scrittore marocchino residente in Francia. Il libro del buio, così è tradotto il titolo originario Cette aveuglante absence de lumière [questa accecante assenza di luce], si ispira alla testimonianza di un ex detenuto, Salim voce narrante nel libro. E non a caso è lui a raccontare le vicende, poiché ciascuno assume un ruolo all'interno di Tazmamart, e il suo è proprio quello del cantastorie, di colui che tramite l'affabulazione trasporta gli altri oltre le pareti buie a forza di poesie e novelle.

Ogni carcerato ha la sua funzione: Karim conta il tempo, Gharbi illustra a memoria i versetti del Corano, Wakrine si specializza in scorpioni e ne succhia il veleno quando gli altri detenuti vengono morsi nelle loro celle. Persino Achar, il "cattivo" del gruppo, è in un qualche modo necessario e insostituibile. Ognuno dei compagni di Salim aderisce a un ruolo, con il quale si identifica in modo univoco, per aggrapparsi a una funzione che gli dia realtà in questo luogo dimenticato dall'esistenza ordinaria e dove l'esistenza ordinaria precedente va rimossa anche dalla memoria per resistere. Per sopravvivere Salim si spoglia infatti della sua vita passata, rinunciando ai ricordi o fronteggiandoli come schegge della vita di qualcun altro. Non solo è necessario rinunciare al proprio passato, ma anche il pensiero del futuro è pericoloso e, quando si impone come speranza, sembra sottrarre forza, scardinare ogni strategia di resistenza.

E in questo violento azzeramento delle potenzialità umane, in questa regressione forzata verso l'animalità più brutale, paradossalmente i confini tra materialità assoluta e misticismo più puro si fanno labili, la prosa diventa trasparente e si approssima alla poesia.
Lo scrittore Ben Jelloun, interrogato su quali strategie avrebbe messo in atto per sopravvivere a una simile prigionia, risponde: "J'aurais certainement raconté des histoires pour ne pas mourir" [avrei certamente narrato storie per non morire].

Un libro dunque dedicato a un'esperienza di dolore, ma anche all'imperativo umano che induce a sopravvivere a ogni costo e alla letteratura come resistenza dello spirito, all'arte del narrare e alla fantasia come percorso verso la salvezza e la preservazione della vita.

Un'intervista a Ben Jelloun sul Libro del buio.

Una presentazione dello scrittore Ben Jelloun e dei suoi libri più famosi.

Il libro del buio di Ben Jelloun ha suscitato anche aspre polemiche. Aziz Binebine, sopravvissuto a Tazmamart accusa lo scrittore di aver parlato troppo tardi, di aver taciuto nel momento in cui sarebbe stato necessario che una voce si levasse contro la violenza prepetrata nel carcere. (in francese)


Ahmed Marzouki racconta, nel suo libro Tazmamart cellule 10, la sua esperienza di prigioniero. (in francese). E' possibile anche scaricare i file audio che contengono le memorie di Tazmamart.

Serie di articoli dedicati al Marocco su Le Monde Diplomatique . (in francese)