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Seduzioni e miserie del potere

Visto da sinistra - visto da destra
Scalarini, Galantara, Sironi, Guareschi, Altan





Alessandro Milani










Il potere seduce, si sa. Il potere nasconde gli aspetti di sé che non vuole mostrare, e anche questo si sa. Ma chi riesce allora a vedere oltre questa falsa facciata, ben curata, rassicurante e non di rado affascinante?
E' forse l'occhio del giornalista che cerca di rendere evidenti le miserie del potere stesso?
La risposta che emerge dalla mostra allestita e curata da Gabriele Mazzotta a Milano è un'altra: l'occhio critico nei confronti del potere, dalla fine dell'800 a oggi, è stato quello del caricaturista, dell'illustratore satirico.

L'illustratore, oltre a essere spesso un grande artista, è colui il quale cerca (e per fortuna non di rado trova) l'immagine o la parola che, montalianamente, "mondi possa aprirci" e che, molto più prosaicamente, mette a nudo le vergogne del potere.

Potere politico, potere ecclesiastico, potere economico, potere sull'immaginario e sulla formazione dell'opinione pubblica: niente e nessuno passa indenne sotto i colpi della matita dell'illustratore, anche in tempi nei quali l'informazione era limitata e, se c'era, era addirittura più controllata e parziale di quanto non lo sia oggi, non solo per la sua (intrinseca?) dipendenza dai mezzi di produzione ma anche per la sua ridottissima possibilità a raggiungere delle masse poco inclini alla lettura e non di rado talmente povere da non potersi permettere l'acquisto di un giornale.
E' così che l'opera degli illustratori satirici diventa, almeno fino agli anni '20 del Novecento, un unico, lungo testo di controinformazione che ribalta, ridicolizza e svela come false le versioni ufficiali rilasciate dal 'potere'.
Seguendo il percorso consigliato all'interno della mostra ci si rende conto subito di trovarsi di fronte, da un lato a delle vere e proprie opere d'arte (e se qualcuno cade nell'ottica di considerare il fumetto e le vignette come produzioni artistiche di secondo livello, dovrà ricredersi ammirando da vicino le tavole dei 5 illustratori cui è dedicata la mostra) e dall'altro a 'materiale che scotta' o almeno, che scottava.

Scalarini è il primo artista in cui ci si imbatte, e basterebbero le sue tavole per desiderare di vedere la fila davanti all'ingresso della Fondazione Mazzotta: i suoi sono piccoli grandi capolavori di tratto, stile, tecniche artistiche (riuscitissimi certi collages) ma soprattutto di denuncia sociale: il rapporto tra ricchi e poveri, il potere economico che sta dietro la guerra e dietro la stampa, il potere della chiesa, che diventa poi l'obiettivo principale della severissima satira di Gabriele Galantara, autore delle più celebri vignette anticlericali della storia italiana prima dell'avvento de 'Il Male' negli anni '70.

La mostra rende poi ragione del proprio sottotitolo 'visto da sinistra e visto da destra' portando alla luce, dopo quelle dei socialisti Scalarini e Galantara, le semisconosciute illustrazioni realizzate per il quotidiano fascista "Il Secolo d'Italia", da Mario Sironi, ai più noto solo per la sua attività di pittore.
La sua figura fa emergere una domanda nuova: si può praticare la satira se si è in qualche modo organici al regime e quindi 'vicini al potere'?
La risposta di Sironi è affermativa e consiste nel tentativo di svelare i difetti, le 'miserie' di altri poteri: da quello della stampa a quello proprio dell'opposizione (finché l'ha avuto), a quello dei cattolici all'interno della vita pubblica italiana negli anni del Fascismo.

Giovannino Guareschi, il celebre creatore di Don Camillo, considerato 'uomo di destra' risponde invece in altro modo alla domanda sul ruolo della satira: essa infatti può anche essere rivolta 'contro' la propria parte politica e contro la società della quale ci si sente membri, denunciandone gli aspetti negativi, caricaturali. Se la maggior parte della sue illustrazioni (in bianco e nero oppure con un uso meraviglioso del colore) è rivolta a schernire i comunisti (italiani, russi, cubani, cinesi), si trovano però anche non poche saette dirette verso gli 'amici americani', verso l'italiano medio e a volte persino verso alcuni rappresentanti della 'sua' Democrazia Cristiana che lo stavano deludendo.

Il ruolo dell'illustratore satirico come occhio critico nei confronti della società in cui viviamo, occhio critico che forse non è né di destra né di sinistra, è esaltato dai capolavori surrealisti di Altan: ritratti oppure scene d'insieme all'interno dei quali i suoi personaggi archetipi fanno parlare il Belpaese, non risparmiandone alcun aspetto: dalla delinquenza comune alla stupidità che passa in tv, dalla mafia alla corruzione politica, dalla violenza diffusa alla guerra, dai problemi della famiglia ai mali del giornalismo, dalla malasanità ai problemi di mondo del lavoro dove fatica a trovare ancora un ruolo la sua più celebre invenzione, l'operaio Cipputi.

 

Artisti e percorsi:

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Altri link:
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