
Brunella
durante una recita

I
figli di Brunella,
Nicoletta e Massimo
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In
realtà allora si chiamava Bianca, Bianca Robecchi. Fu poi
Candida - uno pseudonimo ideato
insieme all'amica Camilla Cederna - al suo esordio nella rubrica
di posta di Novella 2000,
nel 1952, e infine, adottando il cognome del marito, Brunella
Gasperini, titolare del Salotto
di Brunella sulle pagine di Annabella,
poi diventato Ditelo a Brunella
su Anna. Le lettrici più
giovani non possono ricordarla, dato che è scomparsa prematuramente
nel 1979, e forse troverebbero datati i suoi romanzi, ma almeno
due generazioni di donne sono cresciute con i suoi consigli. Che
dovevano apparire sensati e stimolanti, a giudicare da come la
ricorda Lella Costa, ispirandosi
a lei nel dare inizio a una rubrica di posta sulla rivista Dire
fare baciare, che fu per poco più di tre anni
il mensile di Smemoranda.
"Lei,
la Brunella, di cognome Gasperini, aveva la sconcertante abitudine
di pensare con la sua testa ma anche con quella dei suoi figli.
Che erano due, un maschio e una femmina [...], e che vivevano
più o meno le esperienze che vivevamo, allora, noialtri
Gini e Micheli e Lelle varie.
Per questo la leggevamo anche noi (sempre sperando che le nostre
genitrici ne traessero qualche utile insegnamento). Per questo
ce la ricordiamo ancora, e ci manca."

Brunella
(nella tinozza) al mare con la famiglia
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Se
pensate che stiamo parlando degli anni Settanta, un'epoca in cui
forse più che in altre i giovani dovevano apparire come
un esercito di mutanti alla maggior parte degli adulti, ha dell'increbidile
che una piccola signora sulla cinquantina, scrivendo sulle pagine
di un giornale come Annabella, si guadagnasse la fiducia degli
adolescenti.
In
realtà Brunella simpatizzava con la ribellione dei giovani
contro l'ipocrisia e l'indifferenza di un mondo privo di valori;
arrivò ad appoggiare la campagna per il divorzio e parlò
con schiettezza dell'aborto, attaccando le posizioni reazionarie
della Chiesa. Soprattutto, spingeva le donne a non sacrificarsi
a un ideale di amore che le voleva sottomesse e sacrificate, ma
ad appropriarsi della propria indipendenza mentale ed economica,
a confrontarsi con il mondo del lavoro e con il sociale. E lo
faceva con leggerezza e ironia, ma con un linguaggio schietto.
"Spensierata ma anche solida e combattiva" definisce
Marina Tommaso la sua rubrica su Annabella. E individua uno spartiacque
nel 1968,
"anno
canonico entro una fase di radicali trasformazioni, durante la
quale lo sguardo della Gasperini sembra affinarsi e diventare
più lucido e combattivo, in una visione del mondo che è
ideale e pragmatica insieme."
Spesso Brunella si mette in disparte di fronte ai problemi posti
da una lettrice, affidando alle altre lettrici il dibattito.
"Si
trattava di un sistema attivo, il cui scopo non era quello di
suscitare polemiche, ma di promuovere la crescita delle donne,
facendo loro toccare con mano la molteplicità del reale,
quindi l'impossibile riduzione della vita, con le sue sfaccettature,
ad un prevedibile luogo comune."
Vengono
così affrontate le questioni poste da una giovane signora
orgogliosa della sua professione di insegnante e del suo ruolo
di madre, in crisi con il marito che la accusa di scarse attenzioni
nei suoi confronti. E' lo spunto per affrontare la complessità
del rapporto donna-lavoro-famiglia.

Brunella
(a destra) durante una recita
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