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La
posta del cuore. Detto così sembra arcaico, roba da signorine
fine ottocento che conservano le lettere legate con nastri rosa.
Da signore borghesi del secondo dopoguerra che confidano i loro
problemi matrimoniali a Candida o a Donna Letizia - Candida, Letizia,
già i nomi erano tutta una suggestione; ci sarà
stata anche Serena?
Invece
no. Se digitate "Posta del cuore" nella finestra di
interrogazione di un qualunque motore di ricerca, le risposte
sono nell'ordine delle migliaia solo in italiano. E ci sono ragazzi
e donne mature, ma anche uomini e gay, ci sono personaggi illustri
come Giuliano Ferrara e Anselma Dell'Olio, e illustri sconosciuti.
Per la verità, la rubrica dei coniugi Ferrara, su Caffè
Europa, non deve avere avuto molto successo, visto che
l'ultimo intervento, dal titolo "Sulla possibilità
di essere una coppia felice pur politicamente agli antipodi, sulle
donne sgobbone nella fabbrica del matrimonio e ancora su Beautiful-Benigni"
è del 1999.
Ancora attivi sono Cristina che risponde da Tuttofree.com,
Maribò da Donneinlinea,
Maria, da Incontri
del cuore, Antonella Viale da Mentelocale,
Franca Pinzoni e Doktor Love nel sito Doktorlove,
Serena (eccola! l'abbiamo trovata) che risponde ai ragazzi di
Fuori
di Testa, Sole, dal portale In...
Quadra, Marta Flavi per la rubrica "Affari
di cuore" su Super Eva. Solo per citarne alcuni.
Non si chiama più "Posta del cuore", invece,
la rubrica di lettere delle riviste femminili, ma non ce n'è
una che non vanti la consulenza di scrittrici e giornaliste famose
come Dacia Maraini e Barbara
Palombelli, che scrivono su Io
Donna, Natalia Aspesi
per il Venerdì di Repubblica,
Barbara Alberti per Amica,
o giornaliste più legate al mondo dello spettacolo come
Daria Bignardi (Donna
Moderna) e Catherine Spaak
(Vera).
Niente è cambiato, dunque: ci saranno sempre adolescenti
che tengono un diario e un pubblico vario, ma soprattutto femminile,
che si confida con una rubrica di posta. E Internet, con le infinite
maglie della sua rete e la velocità della posta elettronica,
non ha fatto che amplificare il fenomeno.
Eppure molto è cambiato, a saper leggere tra le righe.
E solo a mettere insieme i milioni di lettere indirizzate ai giornali,
si potrebbe ricostruire una storia delle donne del secolo appena
finito, dei cambiamenti che hanno attraversato, dei pregiudizi
duri a morire e dei venti di innovazione che le hanno spinte in
avanti. Una "rivoluzione sottovoce",
come la definisca Marina Tommaso
in un libro dedicato a una delle protagoniste di queste storie
epistolari, Brunella Gasperini [Marina
Tommaso: Brunella Gasperini. La rivoluzione sottovoce, Diabasis,
1999].
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Brunella Gasperini con i figli
Nicoletta e Massimo
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Visto
che il fenomeno, anziché esaurirsi, ha trovato nuovi canali
per diffondersi, risaliamo allora agli inizi, a quell'Italia del
dopoguerra che voleva scoprirsi più moderna e meno provinciale
e diffondeva, insieme alle prime riviste femminili, un nuovo modello
di donna.
E soprattutto parliamo di Brunella Gasperini, che questo nuovo modello
ha contribuito a forgiare, aiutati dal prezioso lavoro di documentazione
condotto da Marina Tommaso e da qualche vecchia fotografia trovata
nella casa di San Mamete, dove
Brunella trascorse gran parte della sua infanzia, e messe a disposizione
dal nipote Emilio.
Segue
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