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Abramo Lincoln andò pazzo per il mercurio
di Federico Pedrocchi





 








 


Particolare di un ritratto di Lincoln, dal sito della Casa Bianca

Si narra che un giorno il presidente Abramo Lincoln prese per il collo un suo assistente e lo scrollò con tale violenza che si sentirono i denti sbattere come delle nacchere. I denti dell'assistente, si fa notare.
Era il 1858 e Lincoln non era ancora presidente degli Stati Uniti, ma concorreva per un posto di senatore. Ci sono altre testimonianze di quei tempi, e tutte concordano nel descrivere vari episodi di improvviso furore o di comportamenti esagitati da parte del futuro presidente: Per esempio: uscire rapidamente da una stanza che dava sul giardino e mettersi a correre intorno alla casa.

Da cosa nascevano queste incontenibili manifestazioni? Solo oggi si è arrivati a capirne le origini.
Lincoln soffriva di una forma depressiva. Non pare fosse particolarmente acuta, ma c'era, e i suoi impegni richiedevano la massima efficienza fisica. In quei tempi erano disponibili, per le forme di melanconia - questa era l'interpretazione che veniva data alla depressione - delle pillole, e si sa che avevano un certo colore: blu. Lui stesso le chiamava le pillole blu.
La loro composizione era variegata: liquirizia, acqua di rose, miele, zucchero. Ma, soprattutto, mercurio. E' questo particolare che alcune recenti ricerche di storia della medicina hanno appurato. La cosa non è sorprendente; il mercurio fu una sostanza ampiamente usata nella antica medicina e fino a tempi relativamente recenti. Ma è tossico e si sa che produce disturbi neurovegetativi di una certa rilevanza (mentre, superate certe dosi, è mortale).


La moglie di Lincoln

Quante pillole blu prendeva Abramo Lincoln ogni giorno? Pare fossero tre. Provando a ricostruire le dosi, i ricercatori hanno stabilito che la quantità complessiva assunta era più che sufficiente a farlo uscire saltuariamente di testa. In qualche modo, tuttavia, il farmaco produceva qualche effetto positivo. La vita di Abramo era costellata di successi, e il suo matrimonio con Mary Todd era, come dire, all'altezza dei tempi: ebbero dodici figli, anche se due soli superarono l'età di 12 anni.

Fu lo stesso Lincoln, diventato presidente il 6 novembre del 1860, a decidere dopo pochi mesi di abbandonare le pillole. Gli episodi scomparvero e ciò gli consentì di essere un grande leader nella storia americana, gestendo uno dei suoi momenti più terribili, quella Guerra Civile che causò più di 600 mila morti.
Smise, dunque, di prendere le pillole e imparò anche a gestire la sua depressione. Tuttavia molti testimoni dell'epoca hanno lasciato memorie in abbondanza sui tanti momenti di assoluta tristezza nei quali il presidente precipitava. Si narra che passasse ore a declamare versi di poesie struggenti, nelle quali i riferimenti a tombe e giovani vittime costituivano gran parte del testo.

La bandiera sulla quale venne appoggiata la testa di Lincoln mentre arrivavano i primi soccorsi

La sua tragica fine, quindi, esprime una certa coerenza con la sua vita. Come noto, la sera del 14 aprile 1865 Lincoln si trovava in un teatro di Washington. Verso le 22 un sudista di nome John Wilkes Booth riuscì a penetrare all'improvviso nel suo palco e gli sparò alla nuca. La mattina successiva, alle 7,30, Lincoln spirava in ospedale.

Una ricostruzione abbastanza dettagliata della depressione di Lincoln si trova nel sito di Ability Magazine.

Una pagina del sito del National Geographic racconta alcune delle sue stranezze da pillole al mercurio.

In questa pagina si può osservare una litografia del 1865 nella quale l'assassino di Lincoln è accerchiato da diavoli che lo spingono al fatale gesto.