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In amore e in guerra
 

di Cristina Meneguzzo





 








A Milano, in via Armorari, una targa commemora la presenza di Hemingway in città nel 1918. Al terzo e quarto piano dell'edificio si trovava al tempo la sede dell'ospedale della Croce Rossa americana, arrivata ufficialmente in Italia nel dicembre del 1917. L'ospedale milanese fungeva da centro di addestramento e unità di mobilitazione per le infermiere operanti in Italia.

Nel 1918 il deteriorarsi del primo conflitto mondiale in Europa spinse il neoreporter Hemingway a partecipare come volontario della Croce Rossa in Italia. Il periodo di arruolamento era di 6 mesi ed erano previsti tre tipi di servizi: prelevare i feriti dal fronte e portarli ai centri di soccorso, trasportare i feriti da questi centri agli ospedali da campo dietro le linee, da lì ai centri di trasporto dell'esercito, da dove in treno avrebbero raggiunto ospedali appropriati.
C'erano poi centri ristoro allestiti dalla Croce Rossa Americana lungo tutta la linea del fronte per la distribuzione di caffè, cioccolato, marmellata e minestra.

Hemingway avrebbe voluto arruolarsi nell'esercito, ma i problemi di vista lo esclusero dall'accesso diretto all'avventura. Così il 7 giugno del 1918, il diciottenne Hemingway arrivò alla Stazione Garibaldi di Milano e diventò operativo come guidatore d'autoambulanza.
Altri giovani americani, più tardi scrittori famosi, si mossero nello stesso modo. Nel 1918 il servizio ambulanze registra infatti 325 studenti dall'università di Harvard, 187 da Yale e 181 da Princeton. Prima della conclusione della guerra vi operarono John Dos Passos, E.E. Cummings, Harry Crosby, Louis Bromfield, Dashiell Hammett e parecchi altri.
A Milano il primo incarico di Hemingway fu il trasporto delle vittime di una fabbrica di munizioni esplosa poco dopo il suo arrivo.

Nel 1932 in Death in the afternoon, lo scrittore ricordò l'episodio:

Quando arrivammo nel luogo in cui prima sorgeva la fabbrica di munizioni, alcuni di noi furono mandati a sorvegliare dei grandi depositi di munizioni, mentre ad altri toccò spegnere un incendio scoppiato tra l'erba di un campo adiacente. Portato a termine tale incarico, ci fu ordinato di cercare i corpi nell'immediata vicinanza e nei campi lì attorno. Li trovammo e ne portammo un buon numero in una camera mortuaria improvvisatae, devo ammettere in tutta franchezza, provammo uno shock vero e proprio nel vedere che i morti erano in genere donne e non uomini.

Di lì a poco Hemingway venne trasferito prima a Vicenza e poi a Schio, lontano dal fronte e impegnato con i civili. Hemingway chiese di essere avvicinato alle truppe operative. La tappa successiva fu Fossalta di Piave, dove distribuì cibo e sigarette ai soldati. Qui finalmente il giovane Hemingway si sentì a contatto con l'azione. L'8 luglio, poche settimane dopo il suo arrivo, venne ferito da un colpo di mortaio austriaco, per poi essere ricoverato il 17 luglio nell'ospedale americano di Milano, con 237 schegge di Minnenwerfer e due pallottole di mitragliatrice in corpo e conseguente rischio di amputazione della gamba destra.

Nelle lettere alla famiglia Hemingway fa riferimento alla ferita:

Credo Papà che non potrò mai indossare i gonnellini scozzesi. La coscia della gamba sinistra e il fianco sembrano di un vecchio cavallo che sia stato marchiato e rimarchiato da circa 50 proprietari. (11 settembre 1918)

Non c'è motivo che voi vi preoccupiate, visto che ormai è stato inconfutabilmente dimostrato che non posso essere fatto fuori. Le ferite non contano. Non è che mi preoccupi molto di un'altra eventuale ferita, ormai so cosa vuol dire. Vuol solo dover sopportare un bel po' di dolore e poi c'è un senso enorme di gratificazione nell'essere feriti. Vuol dire essere sconfitti per una buona causa. Non ci sono eroi in questa guerra. Tutti noi offriamo la vita e solo alcuni sono scelti. Il che non significa che i prescelti abbiano meriti speciali. E' solo questione di fortuna. Sono molto orgoglioso e felice che sia toccato a me, ma non dovrei acquistare meriti particolari rispetto agli altri. (18 ottobre 1918)

Dalla veranda riusciamo a vedere la sommità della Cattedrale. E' molto bella. Come se contenesse una grande foresta.(29 luglio 1918)

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