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di Barbara Ainis        















 

La storia di Salvatore Cucco è brevemente riportata nel sito www.gulag-italia.it (nella sezione "Le vittime italiane") insieme a quella degli altri italiani uccisi sotto il regime sovietico.

 

Il lavoro di ricerca condotto è di fondamentale importanza anche perché fa emergere, in tutta la loro gravità, le responsabilità dei dirigenti del Partito Comunista Italiano che lavoravano alla III Internazionale. Tra questi, anche
Roasio, Ciufoli e, nel periodo della sua permanenza in Unione Sovietica, Togliatti.

Valentin Malyscev, di origine italiana, ma cittadino russo da tre generazioni, racconta di come gli italiani vittime politiche della repressione sovietica spesso venivano segnalati come dissidenti dallo stesso Togliatti e dagli altri dirigenti del Partito Comunista Italiano, nel momento in cui essi non aderivano interamente e non condividevano a pieno la linea politica del Comitato. Venivano così espulsi dal Partito Comunista, arrestati e spesso uccisi, come è accaduto allo zio di Valentin Malyscev, Salvatore Cucco, di Carloforte in Sardegna, condannato alla fucilazione con l'accusa di "attività spionistica a favore di un paese straniero".

 

 

Particolare della mappa (tratta dal sito sul GULag) che segnala i luoghi dove sorgevano campi di lavoro nella ex-Unione Sovietica



Oltre a queste responsabilità dirette, la ricerca ha sottolineato la volontà, negli anni successivi alla fine della II Guerra Mondiale, di tacere quanto era avvenuto in Unione Sovietica a danno di cittadini italiani. La ricercatrice dell'Università di Firenze riporta un fatto paradossale: mentre in Unione Sovietica nel 1956, dopo il XX Congresso del PCUS, Kruscev, nel riconoscere i crimini dello stalinismo, riabilitò tutte le vittime italiane delle repressioni politiche, il Partito Comunista Italiano ammise la semplice esistenza di vittime italiane del regime sovietico solo nel 1961. Ampia parte della storiografia ha teso a ignorare l'argomento.