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di Barbara Ainis        















 

 

 

Dal lavoro di ricerca è stato creato un sito (www.gulag-italia.it) molto ricco nei contenuti e fruibile, dal quale sono state tratte le immagini di questo servizio

 

386 campi principali, divisi in sottosezioni fino a formare circa 30.000 campi di lavoro forzato, dei quali il GULag era la Direzione Centrale.
1.000 le vittime italiane accertate e documentate.




Il 10 Aprile 2002, presso la Fondazione Feltrinelli, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta dal Centro Studi Memorial di Mosca e dalla Fondazione Feltrinelli con la collaborazione del Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica Italiano.
Il convegno era intitolato "Per una riflessione sul GULag. La repressione degli italiani in Unione Sovietica".

 

 

 

 

 

Nel sito dell'Università di Firenze si può trovare la pagina dedicata alla ricercatrice Elena Dundovich, con il suo percorso formativo e professionale


Nel 1992, con l'apertura degli archivi ex-sovietici, è stato possibile accedere alle fonti documentarie custodite negli archivi di Mosca e presso alcuni archivi periferici del Ministero degli Interni, che conservano documentazioni relative ai detenuti nei lager sovietici.
Alle fonti reperite nella ex-Unione Sovietica sono stati aggiunti documenti provenienti dall'Archivio Centrale di Stato di Roma, dal Ministero degli Affari Esteri, dalla Fondazione Istituto Gramsci e dalla Fondazione Piero Gobetti. Da questa collaborazione internazionale sono emersi i primi dati ufficiali riguardo alle vittime italiane della repressione politica sovietica dopo la rivoluzione bolscevica, dal 1918 al 1953, e riguardo alle condizioni di vita degli italiani in URSS negli anni '20-'30.

La ricercatrice italiana Elena Dundovich dell'Università di Firenze ci ha descritto la situazione.

Le comunità di italiani più rilevanti erano quelle di Kerc' e Mariupol, dove famiglie di origine italiana vivevano ormai da più di tre generazioni.
Negli anni dal 1920 al 1930 molti italiani si trasferirono in Russia, per sfuggire al regime fascista e cercare una società più giusta. Questo gruppo viene definito come quello dei "politici".
Un altro gruppo era composto da chi aveva lasciato l'Italia in cerca di lavoro e benessere. Questo era il gruppo dei cosiddetti "sociali".
Il padre di Vladimiro Bertazzoni, uno dei testimoni presenti al convegno, trasferitosi dal 1932 in Unione Sovietica, fu protagonista di un caso tragicomico. Esperto caseario decise di produrre l'italianissimo formaggio verde, o gorgonzola. Il regime lo accusò di voler avvelenare il popolo sovietico con del cibo andato a male e di aver rovinato un ingente quantitativo di latte.



Benché la realtà del GULag esistesse fin dal 1918, le repressioni nei confronti degli italiani (e degli altri stranieri) avvennero in special modo intorno agli anni '30, durante il Terrore staliniano.
Tra il '33 e il '38 molti "politici" e "sociali" vennero arrestati in quanto stranieri, sospettati di spionaggio e ritenuti pericolosi per il regime sovietico. I "politici" erano spesso accusati anche di allontanarsi dall'ideologia comunista, dall'ortodossia, rifacendosi a posizioni trotzkiste, o, nella versione italiana, bordighiste.
Ma non solo gli italiani di recente immigrazione subirono la repressione del regime sovietico: durante gli anni della II Guerra Mondiale anche le famiglie delle comunità di Kerc' e Mariupol vennero deportate nei campi di lavoro, strette nella morsa del sospetto.

Dagli archivi ex-sovietici sono state accertate circa 1.000 vittime italiane del regime. Di queste circa 400/500 appartenevano alle comunità di Kerc' e Mariupol, circa 300 erano emigrati "politici" e altrettante appartenevano al gruppo dei "sociali".
I campi erano prevalentemente campi di lavoro forzato, dai quali il regime otteneva manodopera a costo zero.

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