la rivista di 










Samuel Butler: memorie del futuro


 

Gianluca Marras












Anno 2002
L'Utopia

L'uomo è da sempre alla ricerca del mondo perfetto. Il luogo ideale varia, in base a ciò che meno ci piace della realtà circostante. Ipotetici nani o giganti incontrati da Gulliver nei suoi viaggi sembrano essere esperimenti di possibili mondi alternativi. Ed Erewhon, di Butler, è un altro luogo immaginario, in cui i malati vengono incarcerati e i malviventi vengono portati in ospedale per "guarire", e dove non ci sono macchine, perché un filosofo disse che queste avrebbero potuto evolversi e impadronirsi del mondo. Al fianco dell'Utopia si sviluppa anche l'antiutopia, o utopia negativa. Mondi immaginari e negativi, luoghi dove paiono diventare reali tutte le paure dell'uomo. Esempio forse classico è "1984" di George Orwell, dove il Grande Fratello controlla tutti, dove non esiste la libertà di pensiero, dove l'uomo vede negarsi i più elementari diritti umani.
Ma paure e speranze non possono essere intesi come insoddisfazione? O forse ancora perplessità? Certo è che a riguardare indietro nel tempo, opere come Erewhon e 1984, ad esempio, nascono in momenti di cambiamenti sociali e economici molto importanti, e quasi segnano un'epoca di incertezza.

La tecnologia è al servizio dell'uomo. Ma è proprio vero?
Qualsiasi attività è ormai regolata dai tempi e dai modi delle macchine. Si parla di internet, computer e macchine come se fossero sempre esistite. L'uomo moderno è ancora affascinato dalla storia, ma il solo pensiero di rimanere senza elettricità, di fare il bucato a mano, di fare un calcolo con un foglio e una penna mette i brividi.
E se solo ci si sofferma a riflettere sul nostro rapporto con la tecnologia, è innegabile che le macchine non siano più utili, bensì necessarie. Questo significa che il rapporto uomo - macchina è cambiato. Ma come è cambiato? Scoperte e invenzioni hanno arrichito l'uomo di nuove conoscenze, lo hanno messo in grado di migliorare la propria realtà, di semplificare molte operazioni. Il progressivo miglioramento delle macchine ha però portato anche a una netta separazione delle azioni. Alcune sono diventate esclusiva delle macchine, mentre l'uomo ha, nella maggior parte dei casi, mantenuto una funzione di mero controllo.
Questo ha portato ad affidare alle macchine quasi tutto il patrimonio informativo, che in moltissimi casi può essere riprodotto solo a costo di enormi fatiche. La sudditanza dell'uomo nei confronti della macchina non è quindi solo psicologica, ma esiste anche una netta dipendenza dal punto di vista fisico. Un esempio, forse molto banale ma chiaro, sono gli uffici postali e le banche, dove non è possibile effettuare nessuna operazione se i terminali non funzionano.

Approfondimenti:

Uomo e macchina: una poesia
E anche la macchina si ribellò
E la macchina creò l'uomo


Sono in molti a criticare la cieca fiducia nelle macchine, e qualcuno potrebbe addirittura permettersi di dire: "io ve lo avevo detto"...

 


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