Tra filosofia e scienza: il canto di Lucrezio/1

Una guerra senza fine agita l'universo fino alle stelle del firmamento
e non risparmia gli spiriti nè gli atomi.
Nel pulviscolo dorato sospeso nell'aria,
quando il buio d'una stanza è penetrato da raggi di luce,
Lucrezio contemplava battaglie di corpuscoli impalpabili,
invasioni assalti, giostre, vortici...

Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati


Marco Beretta, professore di Storia della Scienza e della Tecnica dell'Università di Bologna (Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, sede di Ravenna), sta lavorando a un progetto di ricerca, che può essere sintetizzato dal seguente titolo: Lucrezio, classico della scienza?. Il progetto è nato da una constatazione maturata dallo studioso durante lo svolgimento di ricerche su Lavoisier e la rivoluzione chimica: esiste infatti una concordanza sorprendente di contenuti fra la "legge di conservazione della massa" in Chimica e alcuni passi contenuti
nel De Rerum Natura.

"Naturalmente, ritenevo inaccettabile e del tutto privo di interesse stabilire un'analogia anacronistica tra uno dei capolavori della letteratura latina ed un trattato di chimica scritto circa duemila anni dopo, ma questa coincidenza mi ispirò a cercare, se mai ci fosse stata, un'influenza significativa dell'atomismo lucreziano sulla scienza del Cinque e Seicento. E' di questo periodo infatti la riscoperta degli autori classici e la loro utilizzazione nell'ambito delle ricerche di filosofia naturale."
- dichiara Marco Beretta -
"La riscoperta del De rerum natura da parte degli scienziati fu, alla stregua di altri classici, una vera e propria scoperta scientifica, la cui immediata conseguenza fu la sua utilizzazione in un ambito sperimentale di grandissimo significato per la storia della medicina."

Si scopre così che nel 1530 il medico veronese Girolamo Fracastorosto, sulle orme di Lucrezio, compose un poema di argomento scientifico basato sull'atomismo, che spiegava il diffondersi del morbo della sifilide tramite "particelle contagiose" dotate di vitalità propria e capaci di resistere in diversi ambienti, grazie alla loro natura viscosa.
E si scopre che, nel Seicento, con l'avvento del microscopio, fra uomini di scienza quali Borelli e Malpighi, si diffuse la cosiddetta "Filosofia Democritica", che altro non era che l'atomismo lucreziano.

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