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di Barbara Ainis















"I negri africani, nel Brasile coloniale, erano schiavi e in quella condizione tanto disumana non era consentito loro nè l'uso di qualsiasi specie di arma nè la pratica di mezzi di difesa personale. Fu così che si vide in tale circostanza la Capoeira, impedita nello sviluppo, praticata di nascosto o mascherata cautamente con danza e musica della terra natale".
Mestre Pastinh
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La cultura brasiliana è frutto della commistione di tre elementi diversi: la matrice indigena dei primi abitanti di quelle regioni del Sud America, le influenze europee dei colonizzatori portoghesi e l'Africa degli schiavi deportati. Da questa unione eterogenea è emerso uno spirito forte ed orgoglioso, segnato da grandi sofferenze e da un'altrettanto grande dignità.
Un'espressione ancora non del tutto conosciuta di questo spirito è la Capoeira.
Definirla non è impresa facile. Rivolgendosi al significato etimologico del termine ci si trova di fronte ad una moltitudine di accezioni. Nella lingua Tupi degli indigeni americani, questa parola può indicare la boscaglia che deve essere abbattuta o la campagna abbandonata, la foresta vergine destinata alle coltivazioni o, ancora, ciò che è stato tagliato. Capoeira è anche il pollaio, l'astuto ladro di galline o un uccello. Tutti questi significati legano il termine Capoeira alla terra e allo spirito del Brasile, a quelle "Terre di finimondo" di cui parlava Jorge Amado nei suoi romanzi sugli uomini, le donne e le coltivazioni di cacao.
Lo stesso Amado, grande rappresentante della cultura brasiliana, era amico intimo del Mestre (maestro) Pastinha, uno dei due fondatori della Capoeira come sport.

Le origini

La Capoeira nasce spontaneamente tra gli schiavi neri che venivano costretti a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero, cacao e caffè dai coloni portoghesi. Le tradizioni della terra di origine, probabilmente l'Angola, mescolandosi alle sonorità brasiliane, hanno dato luogo a questa lotta mascherata sotto forma di danza. Attraverso questi movimenti e questi colpi gli schiavi delle piantagioni davano sfogo a quegli istinti di aggressività che i coloni vietavano e reprimevano.
Ai suoi albori, quindi, la Capoeira era scontro, lotta e combattimento.
E così è stato ancora, anche dopo la liberazione degli schiavi. Per tutto il XIX secolo la Capoeira veniva praticata dalla delinquenza di città come Rio de Janeiro, Bahia e Recife subendo la repressione da parte della polizia.
E' solo dal 1930 che la Capoeira è stata liberalizzata ed è entrata a far parte della cultura popolare nazionale. Questo è stato possibile anche grazie all'opera di due grandi personaggi: Mestre Pastinha e Mestre Bimba, fondatori delle prime Academìas di Capoeira.
Nella loro opera di formalizzazione di una espressione che esisteva da secoli, hanno dato luogo a pratiche della Capoeira leggermente differenti: la Capoeira Angola - maggiormente legata alle tradizioni africane - e la Capoeira Regional.

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