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... e Lilian?
di Elena Rossi














Max esce di casa alle 9 del mattino, indossa una T-shirt a fibre ottiche su cui si alternano le immagini di un famoso attore del cinema che strizza l'occhio bevendo una birra ghiacciata, di cui a un certo punto compare la marca in caratteri fluorescenti. Ai piedi ha un paio di scarpe da ginnastica che trasformano il movimento dei suoi piedi in energia pulita. Non molta, visto che Max deve percorrere solo poche centinaia di metri prima di salire sull'auto che lo condurrà autonomamente sul luogo di lavoro. Naturalmente percorre una strada lastricata ad "asfalto intelligente", che comunica all'auto la situazione del traffico e la instrada sul percorso migliore.

Max è di buon umore: ha programmato un weekend fuori città con Lilian. Sul sedile posteriore dell'auto c'è già la valigetta pronta. Tramite una minuscola telecamera montata sulla stanghetta degli occhiali e collegata al computer della casa sul lago, controlla lo stato della dispensa; si collega via Internet con il frigorifero e si fa dare la lista degli alimenti che deve acquistare (ci penserà più tardi con un ordine via e-mail). Il computer che usa per collegarsi non è un banale "portatile", ma un "indossabile", grande poco più di una fibbia di cintura.

Prima di scendere dall'auto, Max si cambia la maglietta con una camicia a maniche lunghe. Se poi, finita la riunione, in ufficio farà troppo caldo, ci penserà il tessuto "a memoria" ad arrotolare le maniche. Controlla di avere nel taschino la penna che memorizzerà i suoi appunti e li trasferirà via radio al computer.

Per tutto il tempo della riunione penserà a Lilian, a come sarà felice del suo regalo, un paio di orecchini che misurano la pressione della sangue; alla cena servita sul nuovo tavolo Chromazome che cambia colore al tatto; all'atmosfera creata dallo stereo Orpheus che sceglie le musiche in base all'umore delle persone. Quando saranno in camera da letto, l'ultima cosa che si toglierà di dosso saranno i boxer che mantengono il calore dell'ambiente e, finalmente libero da ogni orpello, potrà lasciarsi andare a un mondo di sensazioni non registrate da alcun computer.

Potremmo concludere questa storia svelandovi che Max non è neppure Max, ma solo un suo clone, che svolge tutte queste attività mentre il vero Max se ne sta mollemente sdraiato su una vecchia sdraio di legno, con un paio di jeans tagliati al ginocchio e una maglietta di cotone ormai lisa, a godersi il tramonto su un'isoletta del Pacifico. Felice di sentirsi scemo in un mondo pieno di oggetti più intelligenti di lui.



Tutto questo non è "il futuro che ci attende"; in realtà potrebbe essere già il nostro presente, perché tutti gli oggetti nominati sono possibili con la tecnologia attuale: molti sono stati realizzati a livello di prototipo e altri sono già in commercio.

Nel 1966 la moglie del protagonista di Farenheit 451 aveva a disposizione una casa con le pareti occupate da grandi schermi televisivi e passava le giornate a recitare la parte mancante di una telenovela o a parlare al telefono tramite una microcuffia conchiglia inserita perennemente nell'orecchio. Suo marito faceva il pompiere, per cui non c'è nemmeno da pensare che fossero particolarmente ricchi. Per fortuna non siamo mai arrivati a questi livelli, eppure sarebbe stato possibile.

Fine della storia. Da qui in poi ci poniamo solo una serie di domande, ad alcune delle quali - ma solo ad alcune - abbiamo cercato di trovare risposte parziali nella rete: le tracce sono nei siti linkati dagli oggetti.

  • Dove vengono condotte queste ricerche?
  • Che scopo hanno?
  • Quante di queste invenzioni verranno effettivamente commercializzate?
  • Quanto costerebbe vivere come Max e quanti al mondo potrebbero permetterselo?
  • Sulla base di quali informazioni si forma la nostra percezione del futuro?
  • Esiste una frontiera impossibile per la scienza?
  • E per finire… e Lilian?