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Domande di genere all'economia globale
di Cristina Degan














Sara Ongaro,
Le donne e la globalizzazione,
edizioni Rubbettino, 2001

Il libro di Sara Ongaro Le donne e la globalizzazione contiene un'analisi attenta e accurata delle problematiche di genere legate al processo di mondializzazione dell'economia e allo sviluppo di nuove tecnologie riproduttive.

A partire dalla specificità femminile l'autrice trentenne - che è laureata in filosofia con indirizzo antropologico a Siena e ha conseguito un master in Women and Development a York - indaga il rapporto produzione-riproduzione, con domande che vanno oltre la descrizione dei processi in corso e fanno emergere come le trasformazioni del sistema economico capitalista non siano affatto neutre. In un ripensamento teso a chiarire quale sia il ruolo delle donne nel nuovo contesto mondiale vengono prese le distanze anche dalle conquiste del femminismo che risultano essere elementi di un sistema oppressivo. La sfida consiste in una nuova concezione dell'economia, in un altro modello di relazioni che sappia far propria la lezione d'ironia, creatività e resistenza, presenti proprio là dove non vediamo che infelicità e oppressione.

La presentazione del libro è curata da Renate Siebert. L'indice comprende cinque capitoli così ripartiti: ri-produzione; la riproduzione tecnologica: dove sono sparite le donne?; la femminilizzazione dentro i mutamenti del mondo. Produzione e riproduzione al capolinea; quale invisibilità per la vita?

A partire dalla decostruzione del binomio produzione-riproduzione - per cui il termine di confronto costituito dalla fabbrica si sostituisce alla vita - vengono poste domande di genere all'economia globale della ri-produzione, alle altre donne, alle femministe.
Innanzitutto è rovesciata la polarità tipica della fase classica dell'industrializzazione, quella che partiva dall'esperienza in fabbrica per dare un nome alle operazioni del vivere quotidiano (dalla produzione si mutuava ri-produzione), seguita da una nuova sequenza processuale per cui il corpo e/o parti del corpo, entrano nella produzione come elementi parcellizzati e mercificati. Il riferimento dell'analisi non è solo alle nuove schiavitù del sesso, ma indica un contesto prostituzionale più ampio, caratteristico della nuova industrializzazione. Si tratta di prendere in considerazione quel piccolo extra in più che ha trasformato in prestazione contrattuale 'la differenza' femminile.

Proprio la rinuncia alla propria specificità, in nome dell'emancipazione frutto dell'alleanza femminismo-capitalismo, porta le donne integrate nella produzione a liberarsi dalla riproduzione, mentre le attività riproduttive sono convertite globalmente in produttive.
Si delineano gli elementi di un nuovo sistema oppressivo che obbliga a una riflessione su presunte conquiste, a rimettere sotto nuova luce termini quali 'diritti' e 'scelte', in una prospettiva che cerca di 'disimparare' le presunte conquiste. La passione e l'impegno disegnano una prospettiva storico-politica e soprattutto etica che non rinuncia alla comunicazione, ma che obbliga a un ripensamento del modello di sviluppo capitalistico per passare a una produzione nutrita di relazioni e di spazi aperti anche al contributo dell'Altro e alla forza dei sogni.

Libro da leggere con l'amore 'di' e 'per' la soggettività del genere, guardandola oltre lo specchio delle diverse generazioni ed esperienze.