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Il
libro di Sara Ongaro Le donne e la globalizzazione
contiene un'analisi attenta e accurata delle problematiche di
genere legate al processo di mondializzazione dell'economia
e allo sviluppo di nuove tecnologie riproduttive.
A partire dalla specificità femminile l'autrice trentenne
- che è laureata in filosofia con indirizzo antropologico
a Siena e ha conseguito un master in Women and Development a
York - indaga il rapporto produzione-riproduzione, con domande
che vanno oltre la descrizione dei processi in corso e fanno
emergere come le trasformazioni del sistema economico capitalista
non siano affatto neutre. In un ripensamento teso a chiarire
quale sia il ruolo delle donne nel nuovo contesto mondiale vengono
prese le distanze anche dalle conquiste del femminismo che risultano
essere elementi di un sistema oppressivo. La sfida consiste
in una nuova concezione dell'economia, in un altro modello di
relazioni che sappia far propria la lezione d'ironia, creatività
e resistenza, presenti proprio là dove non vediamo che
infelicità e oppressione.
La presentazione del libro è curata da Renate Siebert.
L'indice comprende cinque capitoli così ripartiti: ri-produzione;
la riproduzione tecnologica: dove
sono sparite le donne?; la
femminilizzazione dentro i mutamenti del mondo. Produzione
e riproduzione al capolinea; quale invisibilità per la
vita?
A partire dalla decostruzione del binomio produzione-riproduzione
- per cui il termine di confronto costituito dalla fabbrica
si sostituisce alla vita - vengono poste domande di genere all'economia
globale della ri-produzione, alle altre donne, alle femministe.
Innanzitutto è rovesciata la polarità tipica della
fase classica dell'industrializzazione, quella che partiva dall'esperienza
in fabbrica per dare un nome alle operazioni del vivere quotidiano
(dalla produzione si mutuava ri-produzione), seguita da una
nuova sequenza processuale per cui il corpo e/o parti del corpo,
entrano nella produzione come elementi parcellizzati e mercificati.
Il riferimento dell'analisi non è solo alle nuove schiavitù
del sesso, ma indica un contesto prostituzionale più
ampio, caratteristico della nuova industrializzazione. Si tratta
di prendere in considerazione quel piccolo extra in più
che ha trasformato in prestazione contrattuale 'la differenza'
femminile.
Proprio la rinuncia alla propria specificità, in nome
dell'emancipazione frutto dell'alleanza femminismo-capitalismo,
porta le donne integrate nella produzione a liberarsi dalla
riproduzione, mentre le attività riproduttive sono convertite
globalmente in produttive.
Si delineano gli elementi di un nuovo sistema oppressivo che
obbliga a una riflessione su presunte conquiste, a rimettere
sotto nuova luce termini quali 'diritti' e 'scelte', in una
prospettiva che cerca di 'disimparare' le presunte conquiste.
La passione e l'impegno disegnano una prospettiva storico-politica
e soprattutto etica che non rinuncia alla comunicazione, ma
che obbliga a un ripensamento del modello di sviluppo capitalistico
per passare a una produzione nutrita di relazioni e di spazi
aperti anche al contributo dell'Altro e alla forza dei sogni.
Libro da leggere con l'amore 'di' e 'per' la soggettività
del genere, guardandola oltre lo specchio delle diverse generazioni
ed esperienze.