Cronologia |
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| Preistoria |
Il
veicolo a due ruote, che si può considerare il primo antenato
della bicicletta, ha una storia che risale all'antichità.
Pare che i Cinesi utilizzassero carri a due ruote addirittura
nel 9500 a.C. e i Sumeri oltre 8000 anni fa. In Egitto se ne trova
traccia intorno al 4000 a.C. "all'epoca di quel re degli
Egizi che, nel corso di una spedizione armata verso il Mar Nero,
condusse al seguito delle truppe certi piccoli carri a due ruote
trainati da quadrupedi" (A. Cardellin, Storia del Velocipede
e dello Sport ciclistico, Padova 1946). |
| 1490 |
Il
primo abbozzo di biciletta è quello che vediamo nello
schizzo riprodotto a lato, scoperto dal Prof. Augusto Marinoni
verso la metà degli anni '60, durante i lavori di restauro
del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci.
Il disegno, che secondo lo stesso Marinoni risale al 1490 circa,
non è sicuramente di Leonardo, ma più probabilmente
di uno dei suoi allievi.
In
questo sito, ospitato dalla Rete
Civica di Legnano, Marinoni illustra la sua tesi e controbatte
le polemiche che suscitò fra gli studiosi.
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| 1791
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Mentre l'Europa
è travolta dalla Rivoluzione Francese, un nobile un po'
eccentrico, il giovane Conte Mede de
Sivrac, trovava il tempo di progettare e costruire
una macchina elementare che battezzerà velocifero,
o celerifero. Si trattava
di una struttura rigida in legno, composta di assicelle che
collegano due ruote, anch'esse in legno, libere di ruotare attorno
a due perni. Montando a cavalcioni del velocifero, si imprimeva
il movimento con la spinta dei piedi a terra. Venne presentato
ai giardini di Palais Royal e divenne ben presto un lussuoso
giocattolo per adulti, dando vita a forme fantasiose e bizzarre
che ricordavano il corpo del cavallo, del serpente o del leone.

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| 1816 |
Un
ufficiale dell'esercito prussiano, il barone Karl
Christian Ludwig Drais von Sauerbrohn, presenta un
celerifero che ha la possibilità di sterzare manovrando
sulla ruota anteriore, indipendente dalla struttura portante.
La nuova macchina verrà battezzata "draisienne",
italianizzata in "draisina". Drais brevettò l'invenzione
tramite il suo rappresentante francese, Monsieur Dineux, che installò
a Parigi un'officina e una scuola per imparare a usare il nuovo
mezzo. |
| 1830 |
Dreuse,
un ufficiale di posta della Germania, convince l'amministrazione
delle poste ad adottare un triciclo di sua invenzione per la distribuzione
della corrispondenza. L'esperimento però venne ben presto
abbandonato perché le abbondanti nevicate avevano reso
impraticabili le strade. |
| 1861 |
Il giovane
Ernest Michaux, che lavora
nell'officina meccanica del padre, monta su una draisina i primi
pedali, fissandoli al perno
della ruota anteriore. Visto il successo, l'officina lavora dapprima
a modificare le draisine in circolazione e poi a produrne di proprie,
aumentando le dimensioni della ruota anteriore in modo da coprire
una distanza maggiore a ogni giro di pedali. L'impresa dei Michaux
fallì con un tracollo economico, ma rimane uno dei primi
tentativi di produzione su larga scala. Da questo momento, per
circa un ventennio, il termine più diffuso in tutta in
Europa per designare il nuovo mezzo sarà "bicycle"
o "biciclo". |
| 1865-67 |
Compaiono
le prime gomme piene, applicate
ai cerchioni delle ruote in legno, e i primi telai in tubi di
ferro. |
| 1869 |
Si
diffondono le prime manifestazioni sportive in molte città
europee e americane; il 6 marzo si tiene a Londra il primo
raduno internazionale.
Famoso a Parigi il "Velodrome Buffalo", diretto
da Tristan Bernard, dove si recava spesso Toulouse-Lautrec
che ci lasciò una serie di immagini di quelle manifestazioni,
oltre ai manifesti pubblicitari che realizzò per le
prime case costruttrici di bicicli.

Toulouse-Lautrec,
La Chaîne Simpson - litografia 1896
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| 1870-80 |
Vengono
fatti diversi esperimenti per consentire la trasmissione del moto
tramite un sistema di cinghie elastiche e ingranaggi. Nel 1868
l'orologiaio parigino A. Guilmet
fece costruire dal meccanico E. Meyer
un velocipede con trasmissione
a catena sulla ruota posteriore, ma la sua invenzione
non ebbe fortuna. Otto anni dopo, Meyer la ripresentò come
sua, applicandola anche ai tricicli. Nel frattempo lavoravano
alla stessa idea i francesi Vincent e Sargent, l'americano Shergold
e l'inglese Lawson. Prima della fine del secolo il problema della
trasmissione del moto è risolto in modo definitivo: i pedali
vengono collegti a una ruota dentata che, mediante catena snodabile,
trasmette il movimento al pignone della ruota posteriore. Per
coprire una distanza maggiore con un giro di pedali non è
più necessario che la ruota anteriore sia gigantesca, e
così la bicicletta torna alla forma originaria, con le
due ruote di uguale misura, che conserva ancora oggi. |
| 1870 |
Nascono
le prime associazioni di turismo ciclistico a carattere non competitivo.
Il primo "Veloce Club"
italiano è quello di Firenze, seguito da quello di Milano.
Storia
delle associazioni ciclistiche nel sito della Federazione
Ciclistica Italiana. |
| 1873 |
In
Italia viene distribuito ai reggimenti di fanteria il primo velocipede,
con ruote basse e quasi uguali, interamente in legno. Inizialmente
la bicicletta a uso militare
venne usata solo per il servizio di corrispondenza. |
| 1885 |
L'americano
Goodyear scopre casualmente
il processo di vulcanizzazione della gomma, osservando un miscuglio
di lattice e zolfo caduto su una stufa. Il lattice di gomma fino
a quel momento usato per lo più nella produzione di sovrascarpe
e impermeabili, acquista così in durata e resistenza e
può essere impiegato in nuovi settori: apparati medici
e per ospedali, creazione di pneumatici
per veicoli. |
| 1887 |
L'esercito
inglese, nel corso delle grandi manovre fra Easter, Canterbourgh
e Dover, fa i primi esperimenti su vasta scala di impiegare corpi
di velocipedisti volontari. |
| 1888 |
Lo scozzese
G.J. Boyd Dunlop monta
sul triciclo del figlio il primo pneumatico
a camera d'aria. La produzione si diffonde ben presto
in tutta Europa.

Potete
leggere la storia di Dunlop in una pagina tratta da La storia
illustrata del ciclismo, Ed. La Casa Dello Sport., in questo
sito sulla
Storia
del ciclismo.
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| 1889 |
L'irlandese
W. Hume, proprietario di
una fabbrica di velocipedi, presenta all'Esposizione internazionale
la "Bicyclette Humatic",
la prima a montare gomme pneumatiche. Da quel momento tutte
le principali case produttrici che ottennero l'esclusiva di
cerchiare le ruote con i pneumatici Dunlop adottarono il nome
di bicicletto, o bicicletta.

Un
bella collezione di poster d'epoca in questo sito di
Taiwan
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| 1894
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Viene
fondato il Touring Club Ciclistico Italiano,
con l'intento di diffondere il cicloturismo in tutta Italia. Dai
774 soci iniziali, arriverà ad averne oltre mezzo milione
nel 1940. |
| 1898 |
Nascono
le prime milizie ciclistiche.
In Italia, nel 1900 esistevano già quattro compagnie
di bersaglieri ciclisti e nel 1909 la Bianchi ricevette una
commissione per fornire le prima biciclette pieghevoli ai reparti
ciclisti dell'Esercito Italiano.
Poster
in vendita nel sito del Pedaling
History Bicycle Museum, con una serie di immagini in
formato ridotto.
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| 1903 |
Prendono
il via la prima grande gara ciclistica su strada, il Tour
de France e, in Italia, la Milano-Torino.
Seguono il Giro di Lombardia, quello del Piemonte, la Milano-Sanremo
e, nel 1909, il primo Giro d'Italia,
organizzato dalla Gazzetta dello Sport. |
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