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Il topo di mare e le fibre ottiche
di Federico Pedrocchi





 








 


Il topo di mare

A proposito di risorse naturali sconosciute, quelle risorse che si potrebbero perdere proseguendo nella devastazione ambientale del pianeta, ora si può raccontare anche il caso di un piccolo vermiciattolo peloso, detto "topo di mare", che si presenta come portatore di una risorsa tecnologica sorpredente.

Guardate questa immagine, nella quale appare una piccola asta appuntita e colorata. Potrebbe essere una di quelle fotografie al microscopio di un capello. Non è così. Si tratta di un singolo pelo del topo marino, uno dei tanti distribuiti su un corpo della lunghezza di 15/20 centimetri per una larghezza di 5/6 cm.
Lo si vede bene: il pelo è come fluorescente e illuminato di tanti colori. E qui sta il punto. Quando la luce raggiunge perpendicolarmente il pelo, essa viene rifratta come avviene in un cristallo, con il risultato che appare lo spettro di luce dai tanti colori. Se la luce arriva con altre angolazioni, i colori che si propagano lungo la setola sono, tendenzialmente, il rosso oppure il blu.
Questa è una proprietà delle fibre ottiche fotoniche progettate in sofisticati laboratori.

Il topo "fotonico" è stato scoperto da un gruppo di ricerca australiano. Dopo l'iniziale sorpresa, i ricercatori hanno analizzato la struttura profonda del prodigioso pelame con microscopi elettronici. Risultato: la struttura è proprio la stessa delle fibre ottiche fotoniche. Anzi, è più precisa.

L'animaletto conduce una vita non proprio normale. Per esempio: passa da un metro di profondità a 2000, comportamento tutt'altro che diffuso fra gli abitanti marini. Qualcun'altro c'è; le balene, per esempio, e anche gli squali, passano dalla superficie a 7/800 metri di profondità.
Sembra che questa sua perlustrazione delle profondità marine possa avere a che fare con le sue efficientissime fibre. Il topo di mare utilizza la colorazione brillante e mutevole delle sue setole come strumento di difesa; quella brillanza tiene lonatini i predatori. Scendendo a profondità di 100/200 metri, la luce che arriva dalla superficie è tremendamente debole, e quindi la capacità di catturarla e trasmetterla lungo il pelo diventa essenziale.
Oltre una certa profondità non c'è luce e il topo di mare si dovrà arrangiare in altro modo.

Una notizia della newsletter dell'Università di Oxford segnala la scoperta, avvenuta circa un anno fa, del topo di mare.
Una pagina della Scuola di Fisica dell'Università di Sidney contiene diverse immagini e una serie di indirizzi ove trovare informazioni sul topo di mare.