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F.
P. E, in certe fasi per esempio della ricerca, lavorare anche
quindici ore al giorno...
G. T. Esatto,
e lavorare sul posto. L'esperimento si prepara tutto a casa propria, poi
quando l'apparato viene montato e, se la raccolta dati è al CERN,
bisogna essere lì.
F. P. E' un full time, insomma, dormite
di fianco all'antimateria!
G. T. Non si conosce festa, non si
conosce orario. E questo non è facile da gestire quando si ha una
famiglia, ma soprattutto dei figli piccoli.
F. P. Lei è una ricercatrice
single?
G. T. No no, ho una famiglia: un marito
e una bambina di sette anni. In parte aiuta il fatto che il mio compagno
lavora con me su Athena.
F. P. Quando lei è impegnata
con l'esperimento c'è suo marito a casa?
G. T. Ogni volta troviamo una soluzione
diversa e ogni volta è un dramma. Mi appoggio alla mia famiglia,
a mia madre. Per esempio, in agosto ho portato la bambina a Ginevra con
me, e io e mio marito lavoravamo un po' a turno. Dovevamo coprire le 24
ore, quindi si faceva a turno. A volte qualche famiglia di amici tiene
la bambina insieme ad altri figli piccoli. Ogni volta sono invenzioni
di questo tipo. È dura.
F. P. Ma avete trovato un buon affiatamento
su questa cosa? Cioè le sembra che siate alla pari nel gestire
il problema?
G. T. Sì, non ho mai vissuto...
diciamo la concorrenza con mio marito. Un marito che lavora in un altro
campo non capisce probabilmente il tipo di impegno che è richiesto.
F. P. Penso che questo sia un fatto
abbastanza singolare sul quale si potrebbe riflettere. Quindi la situazione
ideale - forse un po' paradossale - dovrebbe essere avere un compagno
che fa ricerca insieme a te nello stesso progetto.
G. T. Molte mie colleghe hanno trovato
soluzioni diverse. Non sono l'unica donna della mia età che svolge
ricerca dentro l'INFN e ha figli piccoli. La soluzione a volte è
spostarsi con la famiglia vicino al luogo di lavoro e cercare di organizzarsi
lì, utilizzando per i bambini le strutture del posto. Al CERN per
esempio, tantissime persone lo hanno fatto, anche per periodi limitati,
un anno o due. Si trasferiscono con la famiglia.
F. P. Mi scusi, ma se suo marito facesse
il giudice al tribunale di Genova, non potrebbe trasferirsi a fare il
giudice a Ginevra.
G. T. Questo sarebbe molto complicato.
F. P. Conosce dei casi in cui il marito
che faceva un lavoro tipo il giudice, a un certo momento cambia e si sposta
e va
G.
T. No, no. Diciamo che questo genere di cose funzionano
bene quando è la coppia che lavora nell'ambiente, altrimenti il
limite comincia a esserci. Comunque io vivo ogni giorno questa contraddizione.
Anche in questi giorni, per esempio, in cui ci sono questi risultati di
Athena, il cuore dell'esperimento è al CERN, e quindi dovrei essere
al CERN.
F. P. E perché invece è
a Genova?
G. T. Perché mia figlia inizia
la scuola oggi, ed è brutto che non ci sia la mamma ad accompagnarla
il primo giorno di scuola.
F. P. E domani si precipiterà
a Ginevra, perché domani vengono presenati ufficialmente i risultati
della vostra ricerca...
G. T. [ride] non so neanche se andrò
domani, però è vero che ogni volta che telefono ai colleghi
ho nostalgia, poi la sera che arrivo a casa dimentico tutto ogni volta
e vedo solo la casa. Lo sto vivendo in maniera ancora più forte
in questi giorni a causa di questo evento.
F. P. Certo. In conclusione, ritorniamo
un attimo sugli aspetti più legati alla ricerca. Lei dice che se
una donna è lì al CERN e va decisa per la sua strada come
fanno gli uomini, non c'è una discriminazione di genere, nessuno
le impedirebbe di proseguire, né di fare un iter come quello di
un uomo.
G. T. No, onestamente non ho mai avvertito
discriminazione da parte dell'ambiente e dei colleghi. La discriminazione
è sulle capacità, su quello che uno riesce a dimostrare
di saper fare e sa fare effettivamente.
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"Antimatter:
Mirror of the Universe", sezione divulgativa del CERN

Antonie
Clerc, 13 anni

Celine
Charpentier, 15 anni
Così
due ragazzi illustrano la collisione tra materia e antimateria. Sempre
dal CERN, L'angolo
dei bambini.
Segue
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