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La Terra perde la bussola
di Francesca E. Magni















L'analisi dei dati del satellite Oersted suggerisce una possibile inversione del campo magnetico terrestre a "breve" termine.

 

Sopra le nostre teste da tre anni, il satellite Oersted è in orbita con una missione: registrare il campo magnetico terrestre. Nulla di strano, sembrerebbe a prima vista. Invece, come si legge in un articolo uscito di recente sulla rivista Nature, l'analisi dei dati raccolti sembra presagire una specie di rivoluzione magnetica "imminente".

Dal confronto dei risultati di Oersted con quelli del satellite Magsat (attivo negli anni '80) infatti, è stato possibile osservare i cambiamenti avvenuti nel nostro pianeta negli ultimi vent'anni. E si è scoperto che due regioni della Terra (poste rispettivamente nell'Africa meridionale e al Polo Nord) hanno subito enormi variazioni del proprio campo magnetico locale.


immagini dei dati raccolti dal satellite Oersted

Lo stato attuale del nostro pianeta - affermano Gauthier Hulot e gli altri autori dell'articolo di Nature - assomiglia moltissimo a quelle simulazioni al computer, altamente asimmetriche, che descrivono i periodi di tempo prossimi alla cosiddetta inversione del campo magnetico terrestre. Durante questi periodi, il campo magnetico diventa sempre più debole fino a "scomparire" per poi riapparire invertito. Le cause di questo fenomeno non sono ancora state individuate con sicurezza.
I poli Nord e Sud magnetici, secondo le teorie geofisiche e paleomagnetiche, non sarebbero fissi nel tempo, ma si invertirebbero ogni 200'000 anni circa. Secondo queste teorie, il campo magnetico della Terra avrebbe origine dalle correnti elettriche interne presenti nel nucleo di ferro liquido. E' quindi la circolazione di questi giganteschi flussi di carica elettrica che trasforma il nostro pianeta in un'enorme calamita; e l'orientazione dei poli dipende dal movimento di queste ultime.
Le prime prove delle passate inversioni del campo magnetico terrestre furono raccolte nel 1906 da Bernard Brunhes che analizzò antiche rocce ignee e sedimentarie. Queste rocce possono infatti "memorizzare" lo stato del campo magnetico terrestre all'epoca della loro formazione.

Le due immagini riportate in questa pagina sono le simulazioni delle linee di forza del campo magnetico terrestre. La prima in alto a sinistra rappresenta una situazione in cui i due poli (arancione e azzurro) sono ben visibili, mentre quella di fianco a destra è un'immagine un po' più "inquietante", in cui si notano vortici e zone turbolente, che rendono difficile distinguere due poli separati in maniera netta.
Stati di instabilità si sono verificati in passato senza però provocare l'inversione della polarità del campo, quindi non è possibile stabilire con certezza se la nostra epoca ne testimonierà uno. Per evitare sorprese, vi consigliamo ogni tanto (diciamo ogni 500 anni, per essere ottimisti), di dare con indifferenza un'occhiata alla vostra bussola personale.

 

 


Un percorso in rete:

Per capire come si svolge un'inversione dei poli magnetici terrestri, vi consigliamo il seguente breve articolo della rivista American Geophysical Union, in cui si approfondisce l'argomento.



In questa pagina web del National Laboratory di Los Alamos trovate una sintesi con belle immagini (tra cui quelle tratte dalle simulazioni descritte a sinistra)


Riusciranno gli animali migratori a ritrovare la via di casa? Secondo alcune teorie, il campo magnetico servirebbe da "guida" per questi animali (tra cui trote, salmoni, colombi viaggiatori, foche, balene squali e tartarughe). Per maggiori informazioni si leggano i seguenti articoli: "Orientamento" e "Tartarughe in alto mare"

 

Per concludere, vi consigliamo una pagina della Facoltà di Scienze Nautiche dell'Istituto Universitario Navale, dedicata alla storia della bussola.