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                 di Barbara Ainis














Javier Movellan presenta i presupposti del lavoro del suo Machine Perception Laboratory sottolineando, appunto, come la comunicazione interpersonale coinvolga fortemente le emozioni dei soggetti. L'aspetto affettivo della comunicazione arricchisce la pura comunicazione verbale di messaggi che altrimenti rimarrebbero inespressi. Anzi, aggiunge Movellan, la comunicazione affettiva è a volte sufficiente perché avvenga la comprensione tra due esseri viventi. E' questo il caso del rapporto di complicità tra cane e padrone, nel quale la comunicazione è affidata non tanto al linguaggio, che il cane è in grado di comprendere solo in minima parte, quanto alla mimica facciale e al tono della voce. Questa forma di espressività risulta comprensibile solo perché l'animale è in grado di associare a questi messaggi non verbali i corrispondenti stati d'animo del padrone nei suoi confronti e, viceversa, il padrone sa interpretare gli atteggiamenti del suo cane come segni della sua gioia, o di paura.

In Rete
La Dottoressa Bartlett
descrive le espressioni
di tristezza e di spavento (dal sito della BBC HumanFace)

E' proprio sull'impronta di questa forma elementare di comunicazione che si fonda il progetto dell'Informatica Affettiva. Il computer, attraverso l'acquisizione e l'elaborazione delle centinaia di migliaia di informazioni relative al volto umano e ai suoi movimenti, impara a riconoscere nei volti reali delle persone sentimenti come la gioia, la rabbia, la tristezza o la curiosità.

Marian Bartlett, che svolge il suo dottorato di ricerca presso il Machine Perception Laboratory e si occupa direttamente del progetto di riconoscimento facciale, afferma che oggi i loro computer sono in grado di riconoscere le dodici principali espressioni facciali con la stessa accuratezza di un esperto (umano) del settore. Il "trucco" utilizzato dai ricercatori è quello di mimare il funzionamento della retina umana suddividendo l'immagine in piccole celle, che vengono poi esaminate per individuarne i cambiamenti.

I problemi da risolvere riguardano ancora, però, la capacità del computer di seguire i movimenti di un volto in una situazione comune e quindi in presenza di elementi di disturbo. La dottoressa rivela anche in questo caso il "trucco" adottato: esso consiste nel far seguire al computer i colori della pelle che rappresentano una piccola banda dello spettro luminoso.

Naturalmente, come per ogni scoperta tecnologica, sono già stati previsti gli usi e le applicazioni dell'Informatica Affettiva. La capacità dei computer di riconoscere gli stati d'animo degli uomini potrebbe essere fruttuosamente applicata alla diagnosi di alcune patologie psichiche, quali la depressione e certe forme di schizofrenia, che potrebbero essere individuate nelle loro manifestazioni dalla macchina prima che dal terapeuta.
Oltre alle applicazioni nel campo della medicina si prevedono ottimi risultati nell'utilizzo dell'Informatica Affettiva nell'ambito dell'insegnamento a distanza. L'insegnante elettronico potrebbe adattare il metodo d'insegnamento per ogni allievo a seconda delle sue risposte emotive. Altrimenti, nel caso dell'insegnamento a distanza nel quale comunque sia mantenuta la presenza di un insegnante umano, l'applicazione della nuova tecnologia permetterebbe a quest'ultimo di essere cosciente delle reazioni dell'allievo e del suo interesse.
Altro ambito nel quale si intravede la reale possibilità di utilizzo è quello dell'interazione con oggetti d'uso quotidiano: dal giocattolo che si accorge della tristezza del bambino e lo invita a giocare, all'automobile che suggerisce al guidatore stanco di accostare e riposarsi.

Più inquietanti le possibilità di un utilizzo che leda la privacy.
L'applicazione dell'Informatica Affettiva a indagini di Marketing potrebbe permettere di giocare sulle debolezze dei compratori (più di quanto già non si faccia).
L'utilizzo di simili strumentazioni nelle indagini pubbliche o private renderebbe obsoleto il già discusso metodo delle videocamere nascoste o della famosa macchina della verità.

Un computer in grado di comprendere le nostre più intime emozioni e, in un certo qual modo, di provarle...

In fondo il timore che sorge di fronte ad una simile prospettiva è quello di perdere il controllo umano su queste macchine. Macchine sempre meno e sempre più difficilmente distinguibili dall'uomo. E' lo spettro del kubrickiano HAL a farci paura, o più modestamente di Caterina, domestica robotica e gelosa dell'Albertone nazionale. Ma anche per questi timori Movellan ci rassicura: "non vedremo accadere nulla di tutto questo".