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Javier
Movellan presenta i presupposti del lavoro del suo Machine Perception
Laboratory sottolineando, appunto, come la comunicazione interpersonale
coinvolga fortemente le emozioni dei soggetti. L'aspetto affettivo
della comunicazione arricchisce la pura comunicazione verbale di
messaggi che altrimenti rimarrebbero inespressi. Anzi, aggiunge
Movellan, la comunicazione affettiva è a volte sufficiente
perché avvenga la comprensione tra due esseri viventi. E'
questo il caso del rapporto di complicità tra cane e padrone,
nel quale la comunicazione è affidata non tanto al linguaggio,
che il cane è in grado di comprendere solo in minima parte,
quanto alla mimica facciale e al tono della voce. Questa forma di
espressività risulta comprensibile solo perché l'animale
è in grado di associare a questi messaggi non verbali i corrispondenti
stati d'animo del padrone nei suoi confronti e, viceversa, il padrone
sa interpretare gli atteggiamenti del suo cane come segni della
sua gioia, o di paura.
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E'
proprio sull'impronta di questa forma elementare di comunicazione
che si fonda il progetto dell'Informatica Affettiva. Il computer,
attraverso l'acquisizione e l'elaborazione delle centinaia di migliaia
di informazioni relative al volto umano e ai suoi movimenti, impara
a riconoscere nei volti reali delle persone sentimenti come la gioia,
la rabbia, la tristezza o la curiosità. |
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Marian
Bartlett, che svolge il suo dottorato di ricerca presso il Machine
Perception Laboratory e si occupa direttamente del progetto di riconoscimento
facciale, afferma che oggi i loro computer sono in grado di riconoscere
le dodici principali espressioni facciali con la stessa accuratezza
di un esperto (umano) del settore. Il "trucco" utilizzato
dai ricercatori è quello di mimare il funzionamento della
retina umana suddividendo l'immagine in piccole celle, che vengono
poi esaminate per individuarne i cambiamenti.
 
I problemi
da risolvere riguardano ancora, però, la capacità
del computer di seguire i movimenti di un volto in una situazione
comune e quindi in presenza di elementi di disturbo. La dottoressa
rivela anche in questo caso il "trucco" adottato: esso
consiste nel far seguire al computer i colori della pelle che rappresentano
una piccola banda dello spettro luminoso.
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Naturalmente,
come per ogni scoperta tecnologica, sono già stati previsti
gli usi e le applicazioni dell'Informatica Affettiva. La capacità
dei computer di riconoscere gli stati d'animo degli uomini potrebbe
essere fruttuosamente applicata alla diagnosi di alcune patologie
psichiche, quali la depressione e certe forme di schizofrenia, che
potrebbero essere individuate nelle loro manifestazioni dalla macchina
prima che dal terapeuta.
Oltre alle applicazioni nel campo della medicina si prevedono ottimi
risultati nell'utilizzo
dell'Informatica Affettiva nell'ambito dell'insegnamento a distanza.
L'insegnante elettronico potrebbe adattare il metodo d'insegnamento
per ogni allievo a seconda delle sue risposte emotive. Altrimenti,
nel caso dell'insegnamento a distanza nel quale comunque sia mantenuta
la presenza di un insegnante umano, l'applicazione della nuova tecnologia
permetterebbe a quest'ultimo di essere cosciente delle reazioni dell'allievo
e del suo interesse.
Altro ambito nel quale si intravede la reale possibilità di
utilizzo è quello dell'interazione con oggetti d'uso quotidiano:
dal giocattolo che si accorge della tristezza del bambino e lo invita
a giocare, all'automobile che suggerisce al guidatore stanco di accostare
e riposarsi. |
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Più
inquietanti le possibilità di un utilizzo che leda la privacy.
L'applicazione dell'Informatica Affettiva a indagini di Marketing
potrebbe permettere di giocare sulle debolezze dei compratori (più
di quanto già non si faccia).
L'utilizzo di simili strumentazioni nelle indagini pubbliche o private
renderebbe obsoleto il già discusso metodo delle videocamere
nascoste o della famosa macchina della verità.
Un
computer in grado di comprendere le nostre più intime emozioni
e, in un certo qual modo, di provarle...
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In
fondo il timore che sorge di fronte ad una simile prospettiva
è quello di perdere il controllo umano su queste macchine.
Macchine sempre meno e sempre più difficilmente distinguibili
dall'uomo. E' lo spettro del kubrickiano HAL a farci paura,
o più modestamente di Caterina, domestica robotica e
gelosa dell'Albertone nazionale. Ma anche per questi timori
Movellan ci rassicura: "non vedremo accadere nulla di tutto
questo".
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