Più
di 100 mila volti umani in azione sono già stati catalogati
elettronicamente, scomposti nei singoli movimenti muscolari di occhi,
bocca, fronte.
Attraverso la rielaborazione di queste informazioni il computer
di Javier Movellan, ricercatore della University of California San
Diego, è in grado di identificare centinaia di modi diversi
e complessi di esprimere le emozioni umane.
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La
ricerca fa parte della branca di studi relativa all'interazione
Uomo-Macchina (Human Computer Interaction HCI) e viene descritta
usando espressioni differenti: Affective Computing, Machine
Perception, Empathetic Computing. E' la cosiddetta "Informatica
Affettiva", nuova rivoluzione copernicana nell'ambito dell'innovazione
tecnologica. I risultati di oggi si poggiano su una ricerca avviata
nel 1970 presso la facoltà di Medicina dell'Università
di San Francisco nella quale è stata formulata una eccezionale
"mappatura" delle espressioni umane. Negli ultimi anni
questa massa di informazioni è stata incrociata, grazie alla
potenza dei moderni processori, con altri indicatori, quali la pressione
sanguigna, il ritmo del respiro e la conduttività elettrica,
che variano a seconda delle differenti emozioni provate da un individuo.
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In
Rete
Machine
Perception Lab
Affective
Computing (MIT)
IBM
Almaden Research Center
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Tre
anni fa, nel 1999, Javier Movellan, fondò il Machine Perception
Laboratory. Ma il suo centro non è l'unico ad occuparsi di
Informatica Affettiva. Altri grandi centri sono quelli della Dottoressa
Rosalind Picard - direttrice dell'Affecting Computing Research, presso
il Massachusetts Institute of Technology (MIT) Media Laboratory -
e l'IBM Almaden Research Center. |
La
filosofia che sta alla base della ricerca è invece una sola:
se le macchine (per non limitare la fantasia del lettore al computer
inteso come monitor e tastiera) devono tendere ad essere sempre più
vicine all'uomo e, come si usa dire, user-friendly, la comunicazione
uomo-macchina deve, allora, tendere ad avvicinarsi sempre di più
a quella uomo-uomo. La questione che si è posta ai ricercatori
(e che travalica di gran lunga l'ambito dell'informatica) è
stata allora quella di identificare l'elemento determinante della
comunicazione tra esseri viventi.
D'altronde
la riflessione dei ricercatori ha illustri precedenti nella filosofia
della prima metà del XX secolo ed in particolare nella Fenomenologia
(anche se ad essa non viene fatto riferimento). Tanto Edith Stein,
quanto Max Scheler, anche se in modi differenti, avevano individuato
nell'empatia (per Scheler "immedesimazione affettiva") il
modo del conoscere umano, ossia la capacità di cogliere affettivamente
il vissuto altrui. Prima di qualsiasi altro scambio, l'empatia costituisce
il primo momento e la base di ogni comunicazione e rappresenta la
capacità di comprendere l'altro senza bisogno di simboli o
parole, ma attraverso gli atti intenzionali. La forma di percezione
nella quale consiste la comprensione empatica non è la semplice
percezione passiva e ricettiva, ma contiene in sé il momento
attivo della rielaborazione del percepito. |
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Il
futuro dell'evoluzione informatica riguarda pertanto non soltanto
il potenziamento delle capacità e della velocità di
elaborazione, ma anche - e nel caso dell'Informatica Affettiva soprattutto
- l'acquisizione da parte dei calcolatori della capacità
di comprensione, insomma di una certa sensibilità!
avanti...
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