la rivista di 









 

                 di Barbara Ainis














 

Più di 100 mila volti umani in azione sono già stati catalogati elettronicamente, scomposti nei singoli movimenti muscolari di occhi, bocca, fronte.
Attraverso la rielaborazione di queste informazioni il computer di Javier Movellan, ricercatore della University of California San Diego, è in grado di identificare centinaia di modi diversi e complessi di esprimere le emozioni umane.

La ricerca fa parte della branca di studi relativa all'interazione Uomo-Macchina (Human Computer Interaction HCI) e viene descritta usando espressioni differenti: Affective Computing, Machine Perception, Empathetic Computing. E' la cosiddetta "Informatica Affettiva", nuova rivoluzione copernicana nell'ambito dell'innovazione tecnologica. I risultati di oggi si poggiano su una ricerca avviata nel 1970 presso la facoltà di Medicina dell'Università di San Francisco nella quale è stata formulata una eccezionale "mappatura" delle espressioni umane. Negli ultimi anni questa massa di informazioni è stata incrociata, grazie alla potenza dei moderni processori, con altri indicatori, quali la pressione sanguigna, il ritmo del respiro e la conduttività elettrica, che variano a seconda delle differenti emozioni provate da un individuo.

In Rete
Machine Perception Lab
Affective Computing (MIT)

IBM Almaden Research Center

Tre anni fa, nel 1999, Javier Movellan, fondò il Machine Perception Laboratory. Ma il suo centro non è l'unico ad occuparsi di Informatica Affettiva. Altri grandi centri sono quelli della Dottoressa Rosalind Picard - direttrice dell'Affecting Computing Research, presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) Media Laboratory - e l'IBM Almaden Research Center.
La filosofia che sta alla base della ricerca è invece una sola: se le macchine (per non limitare la fantasia del lettore al computer inteso come monitor e tastiera) devono tendere ad essere sempre più vicine all'uomo e, come si usa dire, user-friendly, la comunicazione uomo-macchina deve, allora, tendere ad avvicinarsi sempre di più a quella uomo-uomo. La questione che si è posta ai ricercatori (e che travalica di gran lunga l'ambito dell'informatica) è stata allora quella di identificare l'elemento determinante della comunicazione tra esseri viventi.

D'altronde la riflessione dei ricercatori ha illustri precedenti nella filosofia della prima metà del XX secolo ed in particolare nella Fenomenologia (anche se ad essa non viene fatto riferimento). Tanto Edith Stein, quanto Max Scheler, anche se in modi differenti, avevano individuato nell'empatia (per Scheler "immedesimazione affettiva") il modo del conoscere umano, ossia la capacità di cogliere affettivamente il vissuto altrui. Prima di qualsiasi altro scambio, l'empatia costituisce il primo momento e la base di ogni comunicazione e rappresenta la capacità di comprendere l'altro senza bisogno di simboli o parole, ma attraverso gli atti intenzionali. La forma di percezione nella quale consiste la comprensione empatica non è la semplice percezione passiva e ricettiva, ma contiene in sé il momento attivo della rielaborazione del percepito.

Il futuro dell'evoluzione informatica riguarda pertanto non soltanto il potenziamento delle capacità e della velocità di elaborazione, ma anche - e nel caso dell'Informatica Affettiva soprattutto - l'acquisizione da parte dei calcolatori della capacità di comprensione, insomma di una certa sensibilità!

avanti...