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Da zero a Infinities
di Sara Sesti















 

L'ultimo libro di John D. Barrow, pubblicato in Italia col titolo Da zero a infinito, è un invito a percorrere la grande storia del nulla, attraverso un viaggio nelle regioni della filosofia, della matematica e dell'astrofisica. Se si considerano i problemi cruciali che hanno stimolato il progresso lungo le direttrici più antiche e battute della ricerca umana, si ritrova il nulla, adeguatamente travestito da qualcosa, sempre prossimo al centro delle questioni.

John D. Barrow
Da zero a infinito
Mondadori, 2002
pag. 376 euro18,20

Ma che cos'è il nulla? Il testo prova a rispondere a questa domanda, illustrando il significato degli zeri dei matematici e del vuoto dei filosofi, il "niente" di Shakespeare e il vuoto quantistico.
La storia raccontata da Barrow prende le mosse dall'origine dello zero, dagli antichi sistemi di numerazione degli egizi e dei babilonesi, dei maya e degli indiani. Sunya è uno dei nomi con cui i matematici indiani denotano lo zero. Quando sunya viene aggiunto o sottratto da un numero, il numero rimane immutato; e un numero moltiplicato per sunya diventa sunya afferma nel 628 d.C. l'astronomo e matematico Brahmagupta. Il nulla ha trovato un simbolo che lo esprime, che a sua volta assume il rango di una cifra con la quale fare calcoli. E dividendo qualsiasi altro numero per zero, afferma ancora Brahmagupta, si ottiene l'infinito.

La cultura e le tradizioni religiose indiane erano più in sintonia con la sensibilità mistica. Al contrario delle tradizioni religiose occidentali, quella ebraica e quella cristiana, che rifuggivano dal nulla facendo proprio l'"orror vacui" della filosofia greca classica. Un orrore che dà origine alla credenza nell'etere, un fluido, uno spirito sottile che riempie di sé l'intero universo, nel tentativo di riconciliare la descrizione dello spazio e della materia con le concezioni filosofiche dell'essere e dell'inconcepibilità del non essere.
Nel Medioevo la storia del nulla è la storia delle interminabili dispute di filosofi e teologi sulla esistenza e la natura del vuoto. E' anche la storia della costruzione del vuoto che inizia nel Seicento con i mirabolanti esperimenti di Otto von Guericke, il fisico tedesco che costruì le prime macchine all'uopo.
Mentre si va alla ricerca del vuoto assoluto, sotto varie forme, e con sempre nuove proprietà che devono dar conto dei fenomeni che via si scoprono, l'etere viene mantenuto in vita fino all'inizio del secolo scorso. L'introduzione del termine "etere" nelle teorie dell'elettricità conduce all'idea di un mezzo del cui moto parliamo senza che sia possibile, a mio giudizio, annettere alcun significato fisico a tale discorso, scrive Einstein alla fine dell'Ottocento, prima di formulare la teoria della relatività che rende l'esistenza dell'etere superflua.
E da qui comincia una nuova storia del nulla, che prende corpo nella meccanica quantistica e nelle teorie dell'universo della moderna cosmologia. Nella matematica moderna gli infiniti numeri naturali si possono introdurre a partire dall'insieme vuoto. E a proposito dell'infinito e dei suoi paradossi, Barrow ci anticipa la storia dell'Albergo Hilbert, che ha un numero infinito di stanze singole e, anche se completo, può ospitare senza problemi un nuovo cliente. E addirittura può accogliere un'infinità di nuovi clienti prima ospitati in un'infinità di tali alberghi, sistemando ciascuno in una stanza. E' la prima delle cinque storie messe in scena in Infinities, il nuovo spettacolo del Piccolo Teatro di Milano, allestito da Luca Ronconi (si veda la pagina seguente).
Dalla nascita delle geometrie non euclidee a oggi il valore zero si rivela sempre più ricco di straordinarie implicazioni che John D. Barrow descrive magistralmente e che le recenti osservazioni astronomiche di oggetti come le supernove e i buchi neri ci confermano.