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Scomparso per sempre?
di Stefano Brambilla















Sezione italiana del World Parrot Trust. Attiva dal 1989, è stata la prima organizzazione dedicata esclusivamente alla conservazione e al benessere dei pappagalli. Nella sezione Link fornisce gli indirizzi delle altre Associazioni e dei Centri di recupero

 

 

Nome: Ara di Spix.
Descrizione fisica: testa grigia, piumaggio blu scuro, becco nero.
Residenza: la caatinga, remota boscaglia arida del nord-est del Brasile.
Segni particolari: è l'uccello più raro del mondo. Un pappagallo.

Creduto estinto, riscoperto, poi perso di nuovo. Protagonista di una telenovela perennemente in bilico tra lacrime, cazzotti e salti di gioia: attori primari un unico esemplare in libertà e altri venti detenuti da collezionisti beceri e senza scrupoli, e sullo sfondo - ma mica poi tanto - gli sforzi dei conservazionisti stranieri, gli umori mutevoli del governo brasiliano, l'ottusità dei proprietari degli ultimi esemplari in vita. Sopra tutto e tutti, una domanda: come salvare la specie dall'estinzione?

Divenuta oramai paradigmatica per i conservazionisti e i protezionisti di tutto il mondo, la storia dell'ara di Spix era cominciata in un modo assai simile a quella di decine di altre specie animali: un bell'esemplare - così notevole per quelle sue penne blu - portato alla corte di Vienna da uno dei tanti dottori-esploratori-naturalisti ottocenteschi in giro per il mondo su commissione degli imperatori europei; la meravigliosa scoperta che si trattava non solo di una nuova specie, ma anche di un nuovo genere, confinato in una piccola e aspra area del Brasile nordorientale; e poi, l'inizio di una sfrenata e affannosa ricerca per strappargli le penne, troppo blu e troppo brillanti per essere vere. Aggiungiamo l'impietosa distruzione dell'habitat e la difficoltà del pappagallo ad adattarsi a nuove condizioni ambientali, e avremo il solito esito quasi scontato: la dichiarazione di estinzione della specie, anno 1989.

La storia, però, continua in modo diverso da quella del dodo, tanto per citare uno di quelli che non ce l'hanno fatta. Immaginiamo l'emozione dell'équipe di ricercatori britannici, guidati da Mr Tony Juniper, quando l'otto luglio del 1990 - memorabile giorno - riesce a fotografare un'ara di Spix mentre vola tra i cespugli del Melancia Creek, Stato di Bahia. Colpo di scena: la specie non è estinta! Grandi annunci, pubblicazioni, partono i censimenti, le ricerche, gli studi, ma tutto l'entusiasmo si ferma praticamente subito: quello del Melancia Creek sembra proprio essere l'ultimo esemplare sopravvissuto. Uno solo, da solo: il destino della bestia pare nuovamente segnato, e per sempre.

Poco a poco, però, si viene a scoprire che facoltosi collezionisti di uccelli tropicali possiedono - naturalmente illegalmente - qualche altro esemplare, catturato nella boscaglia anni prima: addirittura 20 pappagalli, o forse più, visto che il silenzio dei ricconi regna sovrano. Gli esperti si mettono all'opera: è necessario organizzare un programma di riproduzione in cattività, e bisogna farlo in fretta, se si vuole scongiurare l'estinzione del pappagallo. Il primo passo di qualsiasi programma di questo tipo consiste nell'elaborazione di un catalogo del pool genetico di tutti gli esemplari viventi. Una "mission impossible", tanto per cominciare. La cooperazione dei collezionisti è praticamente nulla. Spesso, o quasi sempre, privi di una qualsiasi morale ecologista, i possessori delle ara di Spix sono trafficanti di animali protetti che ben si guardano dal collaborare con gli scienziati. Hanno il loro pappagallo blu, e sono tra i pochissimi a potersene vantare: perché mai dovrebbero aprire le loro gabbie a chi ha sempre cercato di ostacolare i loro commerci?

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