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Sezione
italiana del World
Parrot Trust. Attiva dal 1989, è stata la prima organizzazione
dedicata esclusivamente alla conservazione e al benessere dei
pappagalli. Nella sezione Link fornisce gli indirizzi delle altre
Associazioni e dei Centri di recupero
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Nome:
Ara di Spix.
Descrizione fisica: testa grigia, piumaggio blu scuro, becco nero.
Residenza: la caatinga, remota boscaglia arida del nord-est del
Brasile.
Segni particolari: è l'uccello più raro del mondo.
Un pappagallo.
Creduto estinto, riscoperto, poi perso di nuovo. Protagonista
di una telenovela perennemente in bilico tra lacrime, cazzotti
e salti di gioia: attori primari un unico esemplare in libertà
e altri venti detenuti da collezionisti beceri e senza scrupoli,
e sullo sfondo - ma mica poi tanto - gli sforzi dei conservazionisti
stranieri, gli umori mutevoli del governo brasiliano, l'ottusità
dei proprietari degli ultimi esemplari in vita. Sopra tutto e
tutti, una domanda: come salvare la specie dall'estinzione?
Divenuta
oramai paradigmatica per i conservazionisti e i protezionisti
di tutto il mondo, la storia dell'ara di Spix era cominciata in
un modo assai simile a quella di decine di altre specie animali:
un bell'esemplare - così notevole per quelle sue penne
blu - portato alla corte di Vienna da uno dei tanti dottori-esploratori-naturalisti
ottocenteschi in giro per il mondo su commissione degli imperatori
europei; la meravigliosa scoperta che si trattava non solo di
una nuova specie, ma anche di un nuovo genere, confinato in una
piccola e aspra area del Brasile nordorientale; e poi, l'inizio
di una sfrenata e affannosa ricerca per strappargli le penne,
troppo blu e troppo brillanti per essere vere. Aggiungiamo l'impietosa
distruzione dell'habitat e la difficoltà del pappagallo
ad adattarsi a nuove condizioni ambientali, e avremo il solito
esito quasi scontato: la dichiarazione di estinzione della specie,
anno 1989.
La
storia, però, continua in modo diverso da quella del dodo,
tanto per citare uno di quelli che non ce l'hanno fatta. Immaginiamo
l'emozione dell'équipe di ricercatori britannici, guidati
da Mr Tony Juniper, quando l'otto luglio del 1990 - memorabile
giorno - riesce a fotografare un'ara di Spix mentre vola tra i
cespugli del Melancia Creek, Stato di Bahia. Colpo di scena: la
specie non è estinta! Grandi annunci, pubblicazioni, partono
i censimenti, le ricerche, gli studi, ma tutto l'entusiasmo si
ferma praticamente subito: quello del Melancia Creek sembra proprio
essere l'ultimo esemplare sopravvissuto. Uno solo, da solo: il
destino della bestia pare nuovamente segnato, e per sempre.
Poco
a poco, però, si viene a scoprire che facoltosi collezionisti
di uccelli tropicali possiedono - naturalmente illegalmente -
qualche altro esemplare, catturato nella boscaglia anni prima:
addirittura 20 pappagalli, o forse più, visto che il silenzio
dei ricconi regna sovrano. Gli esperti si mettono all'opera: è
necessario organizzare un programma di riproduzione in cattività,
e bisogna farlo in fretta, se si vuole scongiurare l'estinzione
del pappagallo. Il primo passo di qualsiasi programma di questo
tipo consiste nell'elaborazione di un catalogo del pool genetico
di tutti gli esemplari viventi. Una "mission impossible",
tanto per cominciare. La cooperazione dei collezionisti è
praticamente nulla. Spesso, o quasi sempre, privi di una qualsiasi
morale ecologista, i possessori delle ara di Spix sono trafficanti
di animali protetti che ben si guardano dal collaborare con gli
scienziati. Hanno il loro pappagallo blu, e sono tra i pochissimi
a potersene vantare: perché mai dovrebbero aprire le loro
gabbie a chi ha sempre cercato di ostacolare i loro commerci?
Segue
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