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Stato d'emergenza
di Cristina Meneguzzo
















Definito un "urban riot game", State of Emergency si gioca nelle strade di una città non troppo futura, forse addirittura attuale o del recentissimo passato, molto americana all'apparenza o più semplicemente molto globalizzata, dove la perfida American Trade Organization (ATO) ha ormai mano libera.

ATO ha dichiarato lo stato di emergenza: controlla e manipola la popolazione, azzera la democrazia con efficienti metodi da multinazionale.
Qualcuno si ribella, rifunzionalizzando l'arredo urbano: i sanpietrini si trasformano in pallido superato ricordo, panchine e bidoni in proiettili ben più efficaci. Si passa poi a molotov, kalashnikov, razzi e gas lacrimogeni. La rivolta è guidata da personaggi che dovrebbero essere esemplificativi della popolazione giovanile, ancora preda di aneliti libertari: Phreak, figlio di dissidenti politici inguainato in jeans a zampa d'elefante; Spanky, nome tatuato a caratteri gotici sul ventre e falangi da rapper; Macneil, poliziotto pentito con randello e camicia hawayana; Bull, salopette e muscoli da atleta;Libra, avvocatessa dotata di provocante minigonna e monumentale minigun alla Rambo (per le pari opportunità nelle rivolte metropolitane?).
Usciti da un passato di soprusi, ma anche da un grande magazzino di abbigliamento alla moda o da una palestra per body-builder, i capofila del movimento chiedono al giocatore di guidare le loro prossime mosse. E dopotutto sono anche di bocca buona: la strategia va bene, ma non si disdegna l'interventismo in presa diretta, brutalmente fisico, del tipo picchia duro e finché puoi.
E' stato detto che nel nuovo videogame si ritrova l'eco dei movimenti antiglobalizzazione. Il popolo di Seattle si sentirà a buon diritto offeso, anche quelli di Genova e di Porto Alegre.
A meno che il riferimento non sia agli agenti in tenuta antisommossa…

Giudicato diseducativo in quanto mescola libertà di espressione e disprezzo della legge, il videogame lo è di certo, ma soprattutto per altri motivi.
Tra i commenti più ingenuamente sinceri e disarmanti, quello di Gamesfirst che recensisce il gioco:

If you missed out on Seattle, or if you're just sane enough to realize that rioting is much more fun in a videogame, State of Emergency will be one blockbuster title you won't want to miss.

(Se vi siete persi Seattle, o siete abbastanza sani di cervello da capire che la lotta è molto più divertente in un videogame, non perdetevi State of Emergency: dirompente!)

E dopo aver acquistato e "consumato" il gioco, forse non ve ne importerà più niente di sapere cosa fosse Seattle, ATO vi sembrerà più reale del WTO (World Trade Organization), le immagini di guerra viste in televisione meno reali di un videogame, con l'unica differenza che manca la scritta: "ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale".

Sul sito della Rockstargame è possibile vedere i trailer del videogame e conoscere i protagonisti della sommossa. Per giocare, invece, è necessaria la Playstetion 2.


Per una recensione del gioco vi rimandiamo alla pagina di Gamesfirst.