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I musei dei siti fantasma














Avevamo già ipotizzato la nascita di un "antiquariato" di rete (vedi Paleorete, archivio 2000), ora il fenomeno è cresciuto fino ad organizzarsi in veri e propri musei. "Gosthsite" è il termine inglese usato per definire quei siti, ormai abbandonati, che continuano a vagare nello spazio virtuale. Con la rapida ascesa e la rovinosa caduta subita dalla new-economy, quella che potrebbe ben passare alla storia come la più grossa epidemia virtuale del terzo millennio ha lasciato sul terreno una moria dalle cifre drammatiche, che coinvolge soprattutto portali, operazioni commerciali e siti aziendali che aspiravano a una e-venture. C'è di che riflettere per economisti ed esperti di marketing, ma molto da imparare anche da chi continua a lavorare nella comunicazione via internet e da chi si appresta a farne una professione perché, si sa, la storia passata, anche quella dei perdenti, ha sempre qualcosa da insegnare.

Ecco allora l'operazione proposta da NetSlaves, una comunità indipendente di persone che operano nelle nuove tecnologie, che nel "Mission Statement"del 1998 dichiarava:

"Something's rotten in the Technology business. Never in the history of media has so much money been spent so wastefully by clueless corporations hoping to make a fast buck in this medium."

[C'è qualcosa di marcio nel business della tecnologia. Mai nella storia dei media tanto denaro è stato gettato da società incompetenti che aspiravano a una rapida ascesa in questo settore].

NetSlave ospita nelle sue pagine il Pathfinder Museum, che raccoglie una serie di vecchie pagine del "proto-portale" della Time Inc. Abbiamo una raccolta dei primi banner con gif animate, del 1996, i primi esperimenti in 3D, e diverse immagini dello staff. Interessante anche un documento del 1995, utilizzato nel corso di una presentazione ai partner, per illustrare le potenzialità delle nuove tecnologie. Vi si parla, tra l'altro, di Java, Hot Java e VRML (Virtual Reality Markup Language).

Nelle pagine di Disobey.com troviamo invece The Museum of E-Failure, curato da Steve Baldwin, che riproduce nella sua collezione permanente vecchie pagine web. A poco più di un anno dall'esordio, il museo conta oggi più di 1000 schermate, appartenenti a circa 700 siti diversi. E' possibile raggiugerle dall'indice o vedere una carrellata parziale dei marchi, che si conclude con uno dei casi italiani più famosi, Zivago, chiuso nel febbraio 2001.

Per finire, una collezione dei pionieri della rete ci è offerta da Wayback Machine. Qui non ci sono solo ghostsite, ma anche siti vivi e vegeti, che si sono rinnovati nella grafica e nei contenuti; curioso, allora, vedere come si presentavano agli esordi.
Oltre alle pagine del primo Yahoo, troviamo la prima web camera che riprendeva una macchinetta per il caffè e il celebre Internet Movie Database, il primo archivio di cinema, attivo ancora oggi all'indirizzo http://www.imdb.com/.
Ci sono anche curiosità come quella che riguarda il sito della Casa Bianca, attivo all'indirizzo whitehouse.gov fin dal 1996. All'epoca i responsabili non pensarono a registrare anche il dominio whitehouse.com, che divenne ben presto un sito per soli adulti, vantando un numero di visitatori che è dieci volte quello del sito ufficiale.

E dopo i musei, stanno arrivando anche i mercatini dell'usato. Il primo è l'High Tech Marketplace, nato a San Francisco nel dicembre del 2000, che mette in vendita siti web e imprese che operano su internet, purché non si tratti di siti per soli adulti o che offrono servizi illegali tipo il gioco d'azzardo.