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Quando la scritta Paz! appare sullo schermo del cinema e sai che stanno per partire i titoli di coda del film ti viene quella voglia di risfogliare l'albo al contrario e di rileggerlo. Poi ti rendi conto che è un film, e al massimo puoi rivederlo, ma la tentazione è quella di tornare in alcuni punti e recuperare gli spunti solo accennati e volutamente non pienamente svolti che ci sono nella trama.

una recensione di Alessandro Milani

In Rete:

Due interviste al regista, Renato de Maria:

Barbara Sorrentini per Cinema Indipendente

Barbara Corsi per Vivi il Cinema, nel sito della Fice - Federazione Italiana Cinema d'Essai

Frigidaire

Esattamente quello che si fa con le storie di Andrea Pazienza.
Penthotal, Fiabeschi e l'immancabile Zanardi, azzeccatissimi nei volti e nelle voci degli attori, si incontrano nella Bologna degli anni Settanta aprendola al nostro sguardo senza consumarla, senza tentare nemmeno di completare un'opera di analisi che sarebbe praticamente impossibile, come impossibile risulterebbe riassumere in un film le vicende dei personaggi creati da Paz.
In questo la scelta del regista, Renato De Maria, coglie nel segno.

 

Gli episodi raccontati nel film si capisce subito, anche agli occhi di uno spettatore ignaro dell'opera di Pazienza, che sono soltanto isole nel mare magnum della produzione fumettistica: lo testimoniano da un lato la possibilità di far diventare protagonista un personaggio che nelle strisce è sempre stato marginale, come Enrico Fiabeschi (che ammicca alla telecamera esattamente come dalla carta Paz lanciava le sue occhiate verso i lettori) e dall'altro far sentire la presenza di un personaggio cardine dell'opera di Andrea come Pompeo (forse il personaggio dietro il quale più si è vista la figura dell'autore stesso) attraverso la sua assenza nella pellicola.

Maximilian Mazzotta nelle vesti di Enrico Fiabeschi

Dal punto di vista cinematografico il film può diventare anche un punto forte del cinema italiano recente, nel senso che trae dall'espressività e dalla carica dei fumetti di Paz una trama narrativa ricchissima e dei dialoghi magistrali, proprio in un momento in cui i film italiani che fanno cassetta segnano il passo proprio in questo senso.
Paz! è un film che per le cose che ha da dire e per i temi che sfiora potrebbe avere 1, 2, 3, innumerevoli sequel, esattamente come le strisce di Paz, che rimandano ad altre strisce, pubblicate un po' ovunque, dalle riviste ai manifesti, agli schizzi fatti sui quaderni degli amici alle partecipazioni di matrimonio ai graffiti sugli armadietti universitari a Bologna.
 
 

In tutti i campi in cui Paz si è espresso ha lasciato qualcosa, sia nello stile sia materialmente a livello di disegni. E i campi in cui si è mosso sono stati tantissimi, dal teatro alla letteratura (non trovo eguali al suo Orlando Furioso a livello di illustrazione d'autore dai tempi dell'incisione), dal cinema all'associazionismo.
Citare i temi toccati da Pazienza nelle sua produzione significherebbe fare un elenco pressoché infinito e mai concluso, perché il vero interesse di Andrea era la vita, sia che essa si manifestasse attraverso al protesta del Movimento del '77, sia attraverso il disagio dell'artista (reso molto bene nel film da una poeticissima figura di Penthotal), la vita universitaria, il rapporto con la natura e con l'infanzia, l'amore e anche la droga.
Quella forma di vita che se l'è portato via, lasciandoci la moltitudine dei suoi personaggi.