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Quando
la scritta Paz! appare sullo schermo del cinema e sai che stanno
per partire i titoli di coda del film ti viene quella voglia di
risfogliare l'albo al contrario e di rileggerlo. Poi ti rendi conto
che è un film, e al massimo puoi rivederlo, ma la tentazione
è quella di tornare in alcuni punti e recuperare gli spunti
solo accennati e volutamente non pienamente svolti che ci sono nella
trama. |

una recensione di Alessandro Milani |
In
Rete:
Due
interviste al regista, Renato de Maria:
Frigidaire
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Esattamente
quello che si fa con le storie di Andrea Pazienza.
Penthotal, Fiabeschi e l'immancabile Zanardi, azzeccatissimi nei
volti e nelle voci degli attori, si incontrano nella Bologna degli
anni Settanta aprendola al nostro sguardo senza consumarla, senza
tentare nemmeno di completare un'opera di analisi che sarebbe
praticamente impossibile, come impossibile risulterebbe riassumere
in un film le vicende dei personaggi creati da Paz.
In questo la scelta del regista, Renato De Maria, coglie nel segno.
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Gli
episodi raccontati nel film si capisce subito, anche agli occhi
di uno spettatore ignaro dell'opera di Pazienza, che sono soltanto
isole nel mare magnum della produzione fumettistica: lo testimoniano
da un lato la possibilità di far diventare protagonista
un personaggio che nelle strisce è sempre stato marginale,
come Enrico Fiabeschi (che ammicca alla telecamera esattamente
come dalla carta Paz lanciava le sue occhiate verso i lettori)
e dall'altro far sentire la presenza di un personaggio cardine
dell'opera di Andrea come Pompeo (forse il personaggio dietro
il quale più si è vista la figura dell'autore stesso)
attraverso la sua assenza nella pellicola.
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Maximilian
Mazzotta nelle vesti di Enrico Fiabeschi
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Dal
punto di vista cinematografico il film può diventare anche
un punto forte del cinema italiano recente, nel senso che trae dall'espressività
e dalla carica dei fumetti di Paz una trama narrativa ricchissima
e dei dialoghi magistrali, proprio in un momento in cui i film italiani
che fanno cassetta segnano il passo proprio in questo senso.
Paz! è un film che per le cose che ha da dire e per i temi
che sfiora potrebbe avere 1, 2, 3, innumerevoli sequel, esattamente
come le strisce di Paz, che rimandano ad altre strisce, pubblicate
un po' ovunque, dalle riviste ai manifesti, agli schizzi fatti sui
quaderni degli amici alle partecipazioni di matrimonio ai graffiti
sugli armadietti universitari a Bologna.
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In
tutti i campi in cui Paz si è espresso ha lasciato qualcosa,
sia nello stile sia materialmente a livello di disegni. E i campi
in cui si è mosso sono stati tantissimi, dal teatro alla
letteratura (non trovo eguali al suo Orlando Furioso a livello
di illustrazione d'autore dai tempi dell'incisione), dal cinema
all'associazionismo.
Citare i temi toccati da Pazienza nelle sua produzione significherebbe
fare un elenco pressoché infinito e mai concluso, perché
il vero interesse di Andrea era la vita, sia che essa si manifestasse
attraverso al protesta del Movimento del '77, sia attraverso il
disagio dell'artista (reso molto bene nel film da una poeticissima
figura di Penthotal), la vita universitaria, il rapporto con la
natura e con l'infanzia, l'amore e anche la droga.
Quella forma di vita che se l'è portato via, lasciandoci
la moltitudine dei suoi personaggi.
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