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Subterranea
di Cristina Meneguzzo















Siamo abituati a percorrerne i cunicoli il più in fretta possibile, per molti non è propriamente un luogo, ma un mezzo per raggiungere velocemente luoghi (questi, sì, reali) a un livello superiore, alla luce del sole. Eppure la metropolitana ha una vita propria: nei vagoni e nelle stazioni la gente commercia, acquista, lavora, qualcuno ci tascorre giornate intere. E in questa sorta di mondo parallelo non manca certo l'arte, spontanea o ufficiale che sia. In fondo, come ha ben capito la pubblicità, queste gallerie sono il percorso obbligato di migliaia di persone, un vasto pubblico inconsapevole, ma allo stesso tempo capace di guardare, ascoltare, apprezzare, criticare.


Musica underground

Suonare in metropolitana costituisce una variante del tutto particolare della performance musicale in generale, e della musica da strada in particolare. Innanzitutto il pubblico non è alla ricerca di uno spettacolo, e nemmeno intento a passeggiare in cerca di svaghi. Semplicemente transita. Il rapporto casuale con l'ascoltatore interessato è spesso intenso, profondamente umano, fatto di ammiccamenti, apprezzamenti espressi tramite un sorriso. Il suono si mescola agli annunci e al rumore dei treni. Chi sceglie di suonare all'interno dei vagoni, regola la lunghezza dei pezzi su quella delle fermate, per poter raccogliere i risultati della propria performance prima dell'apertura delle porte e spostarsi nel vagone successivo dove produrre altra musica. In Italia, talent-scount musicali difficilmente fanno un giro in metropolitana appositamente per ascoltare cosa viene suonato là sotto, altrove la metropolitana è una sorta di vivaio musicale, dove si esibiscono nuovi o provati talenti.


Inizia alla fermata di Park Street un viaggio nel sottosuolo musicale di Boston.

Subplay è un tour musicale virtuale che introduce all'ascolto delle migliori voci della metropolitana newyorkese.

I "buskers" della metropolitana londinese e le diverse reazioni del pubblico sono presenti sul sito Going Underground.

 

 

Gallerie d'arte moderna


Per un graffitaro il tempo a disposizione per portare a termine un'opera è spesso breve. Ma in una notte la carrozzeria di un vagone, o parte di essa, può trasformarsi radicalmente da lamiera inespressiva in un'esplosione di colori spray, a stento costretti entro i limiti della scritta. La parola, ordine-anelito-motto-firma, sembra disciplinare i colori e condensare il messaggio. Il tempo a disposizione del pubblico per identificarla è breve, la scelta dunque decisiva.
Ma i graffiti non coprono solo le carrozze dei treni, bensì anche i muri delle stazioni. Anche qui la loro permanenza è variabile. Keith Haring, affascinato da questa esortazione forzata al rinnovamento, rimase letteralmente fulminato dai pannelli neri che ricoprivano vecchie pubblicità nella metropolitana di New York. I suoi graffiti in gesso entravano in dialogo, spesso in modo ironico e provocatorio, con i poster pubblicitari vicini, e soprattutto con un pubblico vastissimo. A differenza di quello selezionato delle gallerie d'arte ufficiali, il pubblico che frequenta le gallerie della metropolitana è ampio e variegato.

La pagina fornisce una breve ed efficace analisi della subway art.

Il sito ufficiale di Keith Haring lascia parlare l'artista, che ha molto da dire. La sezione dedicata alla sua opera nella metropolitana di New York è arricchita da uno splendido filmato.

The Fab 5ive, gruppo di graffitari newyorkesi, influenzò Haring negli anni '80.
L'arte del graffito, a partire dagli anni '70 fino alla fine della decade successiva, è documentata dagli scatti di alcuni fotografi.

Altre splendide immagini di coloratissime carrozze della metropolitana newyorkese fotografate da Martha Cooper agli inizi degli anni '80. Martha Cooper, fotogiornalista specializzata in arte e antropologia, ha documentato l'evoluzione dell'arte del graffito sin dagli anni '70.